Prima la rapina col fucile a canne mozze, poi la sparatoria con la polizia. Arrestato

Accerchiato, l'uomo ha cercato di evitare l'arresto, esplodendo alcuni colpi verso gli agenti per garantirsi una via di fuga

LECCE – E' entrato in azione nella notte, quando mancavano una decina di minuti all’una. Ha atteso che una donna si fermasse a un distributore, la Total-Erg di via Merine, per fare rifornimento di carburante e poi, minacciandola con un fucile a canne mozze, l'ha rapinata, strappandole la borsa. Ciò che non si aspettava, probabilmente, è stata la reazione della vittima, una 46enne che ha affrontato il rapinatore, che nella colluttazione ha colpito la donna provocandole una ferita lacero-contusa al labbro e alcune escoriazioni, con una prognosi di circa dieci giorni. Poi è entrato nell’auto della 46enne, un’Y10 vecchio tipo (che non è stata ancora recuperata), ed è fuggito via sparando un colpo in aria. La vittima ha cercato inutilmente di recuperare dall’auto il suo telefono cellulare. Con il volto sanguinante si è piazzata su via Merine cercando disperatamente aiuto. Le prime due auto, però, hanno volutamente ignorato la donna ferita. Solo la terza, con a bordo un gruppo di ragazzi, ha soccorso la 46enne, chiamando il 118 e il 113.

Sul posto è intervenuta pochi minuti dopo una Volante della polizia, che ha raccolto la deposizione della donna che, nonostante lo choc subito, ha saputo descrivere il rapinatore nei dettagli. Una descrizione e un modus operandi che hanno subito messo gli agenti sulle tracce del possibile autore. I poliziotti hanno raggiunto l’abitazione dell’uomo, a circa 100 metri dal luogo della rapina. Poco dopo hanno visto arrivare a piedi Francesco Antonelli, leccese di 40 anni, con gli abiti descritti dalla vittima, tra cui un giubbotto di pelle. Alla vista degli agenti il 42enne ha esploso un colpo di fucile e si è dato alla fuga. La polizia ha inseguito l’uomo, che si è introdotto in un’abitazione poco distante dalla sua. Dopo aver messo in sicurezza la famiglia, gli uomini delle Volanti hanno perquisito lo stabile, ma del rapinatore non c’era traccia. Hanno però recuperato il fucile a canne mozze, perso durante la fuga e risultato rubato lo scorso luglio a Martano.

99788-2La caccia all’uomo si è conclusa poco dopo, Antonelli è stato bloccato, nascosto sotto una branda,  nel garage di proprietà della sua famiglia dove abita. Alla vista dei poliziotti ha urlato un grottesco: “Non sono stato io”. Nella tasca del giubbotto sono state recuperate alcune cartucce del fucile, simili a quelle rinvenute nell’abitazione in cui il 40enne aveva cercato di nascondersi. Antonelli è stato quindi condotto in questura, dove ha incrociato la vittima che stava sporgendo denuncia. Alla vista dell’uomo la donna ha urlato: “Eccolo, è lui!”, riconoscendo senza ombra di dubbio il rapinatore. L’uomo è stato condotto in carcere con le accuse di rapina, ricettazione, porto abusivo d’arma, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Solo grazie alla tempestività d’azione, al fiuto investigativo e alla grande professionalità degli agenti si è evitato che il 40enne riuscisse a fuggire e che ci fossero conseguenze ben più gravi. Saranno le indagini delle Squadra mobile a stabilire se l’uomo sia l’autore di altre due rapine commesse sempre su via Merine e nei pressi di viale Leopardi.

Antonelli, infatti, non è nuovo ad azioni del genere. Fu arrestato la mattina del 14 agosto 2012 dagli agenti delle Volanti, con l’accusa di rapina aggravata dall’uso delle armi, tentata rapina e porto abusivo d’arma da fuoco.

Quella di Antonelli fu una lunga e drammatica notte di follia. L'operazione della polizia iniziò alle prime ore del mattino, intorno alle 3.55, a seguito di una richiesta d'intervento al 113. L'uomo, armato di pistola, tentò di rapinare un operaio siciliano mentre tornava all'hotel in cui alloggiava. Fallito il primo colpo, si diresse verso il distributore Total-Erg della tangenziale est. Lì, dopo aver rapinato uno dei dipendenti, facendosi consegnare circa 300 euro, fuggì a bordo di un'Opel Zafira su cui viaggiano sei turisti provenienti dalla provincia di Reggio Emilia, che si trovavano fermi all'area di servizio per fare rifornimento. Il rapinatore prese in ostaggio uno dei ragazzi emiliani, esplodendo un colpo di pistola a scopo intimidatorio. Gli agenti delle volanti della questura di Lecce, coordinati allora dal dirigente Antonio Ingrosso, lo rintracciarono  in un casolare poco distante. Alla vista della polizia Antonelli esplose un colpo d’arma da fuoco. Gli agenti riuscirono poi a convincerlo a consegnarsi, per poi disarmarlo e arrestarlo.

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