Rapina in gioielleria, poi spari in uno stabile nella fuga disperata: presi

Arrestati dalle volanti di polizia due malviventi, accerchiati. Il primo si arrende subito, il secondo colpi d'arma dentro un edificio. L'assalto dentro Prisma Gioielli, nel Centrum

Via De Gasperi: il luogo in cui è stato acciuffato il secondo rapinatore.

LECCE – L’incubo assume la forma di due giovani incappucciati e armati in una mattinata di metà settembre. Il sole, finalmente, dopo le bombe d’acqua che hanno messo in ginocchio la città.

Ci voleva il bel tempo per dare vita ai cattivi pensieri, ma nemmeno le strade asciutte sono bastate ad Antonio Gabellone, 20enne di Brindisi,  e al complice albanese, Roland Karaj, 22enne (residente anche lui a Brindisi), per riuscire a scampare a un accerchiamento in piena regola nella loro trasferta leccese. Anche perché andavano a piedi e, semmai vi sia stato un complice in auto (solo un’ipotesi), sarà fuggito al suono delle prime sirene fiutando grossi guai e tintinnar di manette.

Protagonisti di una cattura da film, anche molti cittadini. Forniscono indicazioni, specie sulla fuga del secondo rapinatore, giacché il primo fa solo poche decine di metri: i poliziotti di una volante gli saltano addosso subito.

La tensione, però, già alta, arriva alle stelle quando il complice, infilatosi in un palazzo, esplode tre colpi di pistola. Spari uditi bene in tutta la zona e che di aggiungono a un quarto, udito poco prima, esploso in aria a scopo intimidatorio da un agente. A quel punto, si aprono finestre, si vedono persone correre all’impazzata, si odono urla e insulti. E’ la fase più concitata e pericolosa. Termina quando gli agenti piombano alle spalle anche del secondo rapinatore, rifugiatosi in una palazzina. Sogna la libertà dai tetti, una porta che resiste ai proiettili diventa la sua trappola.

L’ASSALTO

Sono le 11,30 quando i rapinatori entrano nell’area commerciale “Centrum”, moderno plesso ricco di negozi che s’incunea fra le vie Giovanni Paolo II e Alcide De Gasperi, strade da tenere a mente perché saranno i due scenari degli arresti. Il piano prevede un colpo da “Prisma Gioielli”, nella galleria che si affaccia sul viale che conduce verso lo stadio. Pistole in pugno, tre grosse buste, intimano ai presenti, una decina in tutto, di non muoversi e iniziano a rompere alcune vetrine. Attimi di terrore immortalati dalle videocamere interne, ora in mano alla polizia.

Il loro scopo, arraffare quanti più preziosi sia possibile, farne una scorpacciata di quelle gradite ai ricettatori. Riempiti i sacchi (valore approssimativo, 150mila euro), fuggono, mai pensando che qualcuno, all’interno, nel frattempo preme il tasto antirapina, collegato all’istituto di vigilanza Alma Roma.

La centrale operativa raccoglie il segnale e avvisa la questura, che però, va detto, è già in preallarme per una precedente chiamata al 113. Un cittadino, infatti, passando, nota i due giovani infilarsi i cappucci un attimo prima di varcare la soglia di “Prisma Gioielli” e compone il numro d’emergenza. Scatta da quel momento in poi una macchina perfetta, che dà ai malviventi in fuga un raggio d’azione talmente ristretto che nel giro di pochi minuti si ritrovano infilati di peso dentro le volanti.

Anche Alma Roma invia le sue pattuglie. Un accerchiamento in piena regola, una morsa che cintura tutto l’isolato. I due capiscono che è finita prima ancora che il bello, per loro, abbia inizio. Uno si arrende quasi subito. E’ Gabellone. Inseguito, si libera del giubbotto nelle corsa e con la mano sinistra estrae una pistola (una 7.65, la stessa del complice). I poliziotti notano l’arma, urlano di fermarsi e uno di loro esplode un colpo in aria. Il 20enne tentenna, alla fine getta l’arma e si ferma. Gli agenti lo placcano all’altezza del distributore di Eni.

Il complice resiste qualche minuto in più. Alcuni passanti, però, indicano alle forze dell’ordine la sua via di fuga. Le segnalazioni sono tante e precise. Karaj aggira il “Parco dei Bambini” e sbuca in via Alcide De Gasperi. Poi scavalca il muro di cinta di una palazzina e si rintana in un condominio. Prima raggiunge uno studio dentistico e fa irruzione. Ha l’arma in pugno, il professionista, raggelato non risponde quando l’albanese gli chiede da possa fuggire. Fuori ci sono almeno una quindicina di agenti già schierati, anche personale dell’Unità operativa primo intervento (che ha pure compiti di antiterrorismo). Il malvivente si affaccia a una finestra al primo piano, vede che la palazzina è circondata. Mostra la pistola con le braccia tese, pronto a sparare, e gli agenti si mettono al riparo.

Il gesto di Karaj, però, è pura scena. Si sente in trappola, così esce dallo studio e sale fino all’ultimo piano dello stabile per in cerca del terrazzo per fuggire sui tetti come i ladri dei romanzi di Giorgio Scerbanenco, ma una porta gli ostruisce la via. Tre colpi per far saltare la serratura non bastano. Gli spari vengono uditi bene all’esterno. Parte l’ordine di fare irruzione. Un nugolo di divise blu invade la palazzina. Lui si affaccia un attimo, prima di essere catturato, estrae proiettili rimasti, e li getta nel vuoto via con la pistola in segno di resa. Da lì a poco, in zona arrivano anche scientifica per i rilievi, squadra mobile, anche , e arrivano pure i carabinieri del Norm di Lecce. La refurtiva, recuperata lungo il tragitto.

In questura, nel pomeriggio, durante una conferenza stampa, interviene con il dirigente delle volanti, vicequestore aggiunto Eliana Martella, anche il questore Pierluigi D'Angelo. Ha parole di elogio per i suoi uomini, per ben due volte di fila in grado di bloccare rapinatori armati e pronti a sparare (basti pensare al recente caso di Francesco Antonelli), ma anche per i cittadini. Davvero tanti quelli che hanno fornito oggi le loro testimonianze e aiutato a rintracciare i fuggitivi.  

Gabellone e Karaj, intanto, rispondono di rapina aggravata in concorso, ma nelle prossime ore potrebbro essere formulate altre imputazioni, specie nel caso del secondo, per l'irruzione nello studio dentistico.  

Video: l'assalto in gioielleria/1

Video: l'assalto in gioielleria/2

UNA TESTIMONIANZA

“La finestra era aperta per il caldo e ho sentito uno forte rumore, come di uno scoppio – racconta l’avvocato Andrea Valente, che ha lo studio nelle vicinanze -; inizialmente ho pensato alla marmitta di qualche scooter. Qui ne passano molti". Era il primo colpo di pistola, quello esploso in aria dal poliziotto a scopo intimidatorio per bloccare Gabellone.

"Poi, però - prosegue -, ho iniziato a sentire urla e mi sono avvicinato alla finestra con un collega. Il nostro terrazzino si affaccia sul Parco dei Bambini. In quel momento, abbiamo udito tre spari in rapida successione. E abbiamo visto movimento su via De Gasperi. Abbiamo chiamato il 113, ci hanno risposto che erano già sul posto. Non sapevamo ancora cosa fosse accaduto, ma intanto abbiamo notato altre persone che correvano in quella direzione e pattuglie di Alma Roma”. “I colpi si sono sentiti bene”, conclude l’avvocato. “Ce n’è stato un primo e poi gli altri tre, a distanza di qualche minuto”.

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