Scacco alla Sacra corona unita, due operazioni all'alba: 43 indagati

Droga ed estorsioni ai lidi balneari. Al centro delle indagini dei Ros, denominata "Torre d'Acaia", e della Mobile di Lecce ("Alta marea"), le attività criminali dei capi clan e dei gregari della frangia leccese dell'organizzazione operanti nel Salento

Un momento della conferenza in Procura

LECCE – Le luci dell’alba si sono fuse con quel raggio luminoso dell’elicottero che sorvolava la città. Sulla città. Tutt’intorno alla città. E quando le sirene di carabinieri e polizia hanno smesso di suonare, 36  delle 43  persone indagate erano già finite in carcere per aver tenuto sotto scacco i gestori dei lidi dell'Adriatico. Lo zoom degli investigatori si è spostato da ponente a levante, e ne è scaturito un blitz congiunto, al termine di due filoni di indagine: quello dei carabinieri del Ros, il Reparto operativo speciale dll'Arma, e quello della Squadra mobile della questura leccese.

Denominata “Alta marea” la prima,  condotta dal mese di agosto del 2012, fino  a maggio 2013, e  “Terra d’Acaia”, da aprile 2010 al mese di settembre del 2011, la seconda, le due attività sono confluite in un’unica operazione ribattezzata “Network”. Una “rete” che non si riferisce esclusivamente alla collaborazione fra forze dell’ordine, bensì a quella sorta di  “S.p.a” messa su dai 43 indagati, appartenenti a vari gruppi mafiosi della frangia leccese della Sacra corona unita.Questi i nomi dei destinatari del provvedimento Egidio Buttazzo, 39enne di  Cavallino; Maurizio Calogiuri, 37enne di Lizzanello; Mauro Cucurachi, 49enne di Lizzanello (nella casa del quale sono stati sequestrati una pistola modificata “Valtro modello 85 Combat” con 36 proiettili calibro 8 e un bilancino di precisione); Carmelo De Pascalis, 51enne di Cavallino; Anna Oriana Durante, 39enne di Melendugno; Antonio Giordano, 64enne di Cavallino; Gioele Greco; 27enne di Lecce, Antonio Pantaleo Mazzeo, 26enne di Caprarica di Lecce; Veronica Murrone, 28enne di Castrì di Lecce, Francesco Pastore, 31enne di Cavallino; Antonio Marco Penza, 31enneleccese; Giuseppe Potenza; 37enne di Melendugno; Mirko Ricciato, 38enne di Lizzanello; Luigi Santoro, 44enne di Melendugno; Andrea Terrazzi, 38enne di Calimera; Eugenio Campa, 53enne di Bagnolo del Salento; Rocco Campa, 33enne di Giuggianello, Walter Marcellino Ricciuti, 49enne di Calimera; Alessandro Schito, 37enne di Lizzanello, Massimiliano Apollonio, 29enne di Lizzanello; Jasmin Behereim, 49enne residente a Lecce; Angelo Belfiume, 37enne di Melendugno,; Andrea Capirola, 35enne di Castrì di Lecce; Tonino Caricato, 33enne di Cavallino; Graziano De Fabrizio, 31enne di Lizzanello; Bruno De Matteis, 50enne di Lizzanello; Roberto Mirko De Matteis, 37enne di Lizzanello; Leo De Matteis, 34enne di Lizzanello; Maurizio Di Nunzio, 30enne di Maglie attualmente detenuto; Luca Giannone, 38enne di Calimera; Andrea Leo, alias “Vernel”, 43enne di Vernole; Gregorio Leo, 50enne di Vernole; Stefano Mazzeo, alias “Peppariello”, 34enne di Lizzanello; Giovanni Maria Mazzotta, 40enne leccese; Cristian Micelli, 36enne di Lizzanello e Maria Valeria Ingrosso, 35enne di Merine e moglie di Andrea Leo. Al momento, sono irreperibili Pasquale Briganti, 45enne di Lecce; Alessandro Greco, 31enne leccese e Francesco Mungelli, 37enne sempre di Lecce.

Si tratta di un continuum con le precedenti attività, anche recenti, che hanno infiacchito i gruppi criminali dediti all’estorsione dei titolari di stabilimenti balneari nel basso Ionio. Soltanto lo scorso 18 febbraio, infatti, nel blitz denominato “Tam tam”, furono fermati in 15. Le indagini, in quell’occasione, portarono alla luce dun sodalizio che dalla zona di Ugento, muoveva verso il clan “Vernel” dei fratelli Leo di Vernole. Uno dei quali rimasto coinvolto anche nell’operazione conclusa all’alba di oggi.

Il gruppo, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip di Lecce, Alcide Maritati, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, è ritenuto responsabile, a vario titolo, di associazione mafiosa”, associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, spaccio di  droga, calunnia, favoreggiamento personale, rapina, estorsione, ricettazione, danneggiamento seguito da incendio, illecita concorrenza con minaccia e violenza, porto e detenzione illegale di armi, tutti aggravati dalle modalità e finalità mafiose.

I principali locali sul litorale tra Torre Specchia e San Foca – tra cui i lidi “Caciulara”, “Punta Arenas”, “San Basilio”, “Mediterraneo” e “Kale Cora”, il cui proprietario è stato accusato di favoreggiamento  – erano tenuti a versare il pagamento del 25 per cento sui ricavi, oltre a concedere l’esclusiva sulla gestione dei parcheggi delle zone circostanti. E non è tutto. Attività di guardiania  e  servizi di vigilanza non erano lasciati al libero arbitrio, ma imposti. Una zona, quella, balzata agli onori delle cronache anche per una serie di incendi di natura dolosa, che si verificarono sia nella stagione stiva del 2012, sia in quella dell'anno scorso, ai danni di autovetture e locali.

Nell’estate del 2011, Verardi era di ritorno dalla Spagna, dove aveva trascorso un periodo di latitanza, prima di essere catturato dalla Squadra mobile,  e gestito il traffico degli stupefacenti iberico. Aveva organizzato l’esecuzione di una serie di estorsioni ai gestori degli stabilimenti balneari e di altri bar e gelaterie della costa adriatica del Salento. Fu in quella stagione stiva che Verardi strinse rapporti con il gruppo di Nisi, interessato allo stesso business.

Le fasi investigative sono state condotte sviscerando legami e rapporti tra capi clan e gregari nell’area a sud-est della fascia costiera adriatica salentina Comuni come   Lecce, Vernole, Melendugno, Calimera, Lizzanello, Cavallino e relative marine. Tutti finiti sotto la “gestione” di una vera e propria holding che, come ha affermato lo stesso procuratore capo della repubblica di Lecce Cataldo Motta, si sono intrecciati per osmosi. E, invece d rivaleggiare, a un certo punto si sono resi conto che sarebbe stato molto più redditizio e conveniente allearsi nella spartizione delle attività illecite del territorio.

In particolare, le indagini condotte dalla Squadra mobile della questura del capoluogo salentino, attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti e controlli, perquisizione e sequestri, hanno consentito di acquisire elementi di prova soprattutto sull’organizzazione mafiosa parallela dedita allo spaccio di stupefacenti, in particolare da e verso la Spagna .  gestita principalmente da Salvatore Rizzo, capo storico della Scu, e già coinvolto nell’Operazione Augusta, condotta dai militari del Ros nell’ottobre 2011 -  diretta Andrea Leo Alessandro Verardi, entrambi del “clan Vernel”. Determinanti per la ricostruzione dell’organigramma dell’associazione, proprio  le dichiarazioni rilasciate dai collaboratori di giustizia Giuseppe Manna, Mauro In grosso,  e lo stesso Verardi. Parole che, oltre a fornire preziosi dettagli circa i ruoli svolti all’interno del gruppo e le relazioni trasversali tra i componenti, hanno anche permesso di individuare ulteriori organizzazioni, come quella facente capo a Roberto Nisi, operante su Lecce e dintorni. O come l’altra riconducibile a Pasquale Briganti, detto “Maurizio” e, infine, quello della famiglia di Bruno De Matteis, tra Merine e paesi limitrofi.

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