Nove mesi in carcere con l'accusa di essere uno scafista, ma viene assolto

Un 39enne russo torna in libertà. Restituita anche la barca. Era sospettato di aver trasportato a Leuca dalla Grecia quattro pachistani

LECCE –Nove mesi rinchiuso nel carcere di Lecce con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Poi, oggi, il verdetto: assolto. E Ilya Goncharenko, 39enne russo, non solo lascia il penitenziario di Borgo San Nicola, ma si riprende anche la sua “Methi”, la barca a vela che gli era stata sequestra. E’ stata disposta la restituzione.

Così si è espressa la Prima sezione penale del Tribunale di Lecce, chiudendo così una vicenda per la quale rischiava una condanna a cinque anni. Tanto aveva invocato il pubblico ministero d'udienza, Maria Rosaria Micucci. Vi sono ora novanta giorni per le motivazioni, ma è lecito credere che non fossero del tutto sufficienti le prove per condannarlo.

Dietro, infatti, non vi è una storia lineare, come nella maggior parte degli sbarchi che da anni si verificano sulle coste salentine, con scafisti bloccati in flagranza, appena arrivati sulle coste, e come tali indicati dagli stessi trasportati. In questo caso, infatti, il 39enne fu fermato in una circostanza diversa. Era davanti alle coste di Gagliano del Capo. Il mare era grosso e la barca, a un turista che si trovava sulla costa, apparve in avaria o, comunque, in forte difficoltà. Fece quindi una segnalazione alla guardia costiera. Da lì, scaturì l'intervento. 

Intanto, però, qualche ora dopo, fra le vie dell’entroterra, apparvero all’improvviso quattro stranieri, con gli abiti bagnati e senza documenti al seguito. Pachistani, si scoprì, evidentemente sbarcati sulle coste. La situazione del russo, che a bordo era da solo, a quel punto iniziò a complicarsi. Era l’8 settembre e iniziarono una serie di indagini, presumendo che i pachistani fossero discesi proprio dalla "Methi", con informative del Gico della guardia di finanza di Lecce e della guardia costiera di Santa Maria di Leuca confluite in Procura. Per Goncharenko il salvataggio si trasformò in atti giudiziari e in un arresto. 

La Procura, dunque, gli aveva contestato di aver trasporto proprio quegli stranieri, partendo dalla Grecia con la barca a vela. Un estenuante viaggio di diversi giorni, in cui i trasportati sarebbero pure rimasti senza cibo e costretti a rimanere sottocoperta per non rischiare abbordaggi in caso di avvistamento dei pattugliatori. Tutto questo, elargendo somme di denaro nelle varie tappe allo scafista, dopo aver già versato 5mila euro all’organizzatore del viaggio, ad Atene. Soggetto, quest'ultimo, rimasto ignoto.

Ma, fra le altre cose, due dei pachistani fermati quel giorno nel Capo di Leuca, sentiti in Tribunale, non hanno riconosciuto in Goncharenko colui che li trasportò verso le coste salentina. Una mancanza di conferma che potrebbe aver avuto un peso sulla sentenza di oggi nei confronti del 39enne russo, difeso dall'avvocato Cosimo D’Agostino. 
 

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