Sottovia allagata, incubo infinito. Salvata coppia bloccata in auto

Nella notte Giovanni Mangia, originario di Galatina, e Sabrina Di Liso, entrambi avvocati residenti a Pescara, hanno rischiato la vita nel sottopassaggio allagato. Si tratta del quinto incidente in pochi anni nello stesso punto

La sottovia allagata, questa notte (foto di William Tarantino).

 

LECCE – E’ successo di nuovo. Ed è successo nella notte di Ognissanti. Halloween, per la tradizione anglosassone, ormai assimilata anche in Italia, con tutto il suo corollario di elementi folclorici. E per giunta tra sferzanti raffiche di vento e pioggia battente. Lo scenario perfetto, per un thriller.

“Dolcetto o scherzetto?”, chiedono i bambini, bussando alle porte delle abitazioni. Ma di fronte ad un altro ingresso, quello della sottovia di viale Leopardi, lo scherzetto, per una coppia residente a Pescara, è stato davvero pesante. Di quelli destinati ad essere ricordati per una vita intera. Quando sono passati al di sotto, viaggiando in direzione di viale Ugo Foscolo (dovevano raggiungere l’hotel Tiziano, dove alloggiano), si sono ritrovati con l’auto in panne, in mezzo ad una vera e propria piscina.

Per l’ennesima volta, a causa di un violento nubifragio (abbondantemente preannunciato da giorni e che ha riguardato l’intera penisola), s’è colmato d’acqua l’obsoleto sottopassaggio delle polemiche e degli incidenti infiniti. Una sequenza talmente vasta che avrebbe persino un sapore farsesco, se non fosse per una tragedia ancora fresca nella memoria collettiva. Era il 21 giugno del 2009 quando morì, ad 81 anni, l’avvocato Carlo Andrea De Pace. Annegò nel suo Duetto, l’abitacolo invaso dall’acqua. L’inchiesta è ancora in corso e l’ultima udienza risale al 12 aprile scorso.    

A farne le spese, questa volta, come avvenuto ad un paio di operai qualche tempo prima della morte di De Pace (era l’aprile del 2009), e, dopo, nel novembre del 2010 anche a tre giovani leccesi, sono stati, nella notte, Giovanni Mangia (originario di Galatina e tornato nel Salento per il ponte) e Sabrina Di Liso, entrambi avvocati. Era circa l’una. Si trovavano a bordo del loro Tuareg Volkswagen. Un’auto che ha retto abbastanza bene all’impatto con l’inatteso lago, vista la sua altezza. Un altro veicolo, forse, si sarebbe trasformato in pochi attimi in una tinozza. E come già in altre occasioni, l’effetto ottico ha giocato la sua parte. La prospettiva tradisce gli automobilisti, osservando il fondo dal punto d’ingresso.

“Non ci siamo neanche resi conto di quanto fosse profondo”, spiega l’avvocato Mangia. Sono le 2 del mattino, l’incubo è passato da poco, quando si ferma a parlare con il cronista. “Ci siamo ritrovati con l’acqua fino agli sportelli, non li abbiamo spalancati per timore che entrasse ovunque”. D’altro canto, la pressione ci mette del suo, rendendo difficile l’apertura. Altri, in passato, hanno sperimentato quest’agghiacciante sensazione d’impotenza che deriva dalle fredde leggi della fisica.

“C’erano molte auto, dietro di noi, che si sono fermate, e la stessa cosa è avvenuta nell’altro senso di marcia”, fa eco la compagna, Sabrina Di Liso, ricordando quegli istanti. Poi, riprende a parlare Mangia. “Siamo rimasti bloccati per venti minuti dentro l’auto. Ho chiamato il 113, ci hanno detto che avevano avvisato i vigili del fuoco e che stavano arrivando”. E spiega: “Prima è arrivata la polizia, dopo dieci minuti; poi i vigili del fuoco”. “I soccorsi sono stati abbastanza rapidi”, sottolinea ancora una volta la moglie. Va detto anche che le situazioni d’emergenza sono state tante, in tutta la città, e non solo, e che gli operatori dei vari corpi hanno dovuto fare i soliti salti mortali, inseguendo le chiamate provenienti da ogni punto. Ma una cosa è certa: “Quando è successo il fatto, non c’era nessuno”, dicono in coro. Dunque, il ponte non era presidiato. E qui bisognerà fare chiarezza e accertare, se ve ne sono, eventuali responsabilità e malfunzionamenti. Che non sarebbero neanche una novità.  

Una premessa, necessaria ad inquadrare il caso. Le barriere non si abbassano più da quando, sul calare del dicembre dello scorso anno, un uomo rimase ferito. Per un guasto, una delle sbarre venne giù proprio mentre stava passando con il suo scooter. E’ vivo per miracolo. Sono state quindi apportate alcune variazioni.

Di certo, all’ingresso del sottopassaggio e in alto, al centro, proprio in corrispondenza del ponte che lo solca, vi sono i cartelli luminosi. Si dovrebbero accendere in caso di allagamento, segnalando il pericolo agli automobilisti. E sembra che fossero effettivamente accesi, all’arrivo degli operatori. Il che non dissolve i primi interrogativi: lo erano anche quando i due coniugi sono scesi con l’auto nel sottopassaggio? Va ricordato, infatti, che hanno dichiarato di essere rimasti bloccati per circa venti minuti, al di sotto e che i primi soccorritori avrebbero raggiunto il luogo circa dieci minuti dopo la loro telefonata.

 Ci sono, però, un paio di quesiti ancor più pressanti. E sono, forse, i punti nodali della vicenda. Il primo: la sala operativa della polizia municipale ha ricevuto il segnale d’allarme per l’allagamento in atto, o, s’è verificato un tilt del sistema? Quando la segnalazione raggiunge la centrale, sul posto dovrebbero scattare le pattuglie. Di certo, val la pena ricordare, il ponte non era presidiato e i soccorritori sono giunti – per l’appunto - su chiamata.

Il secondo: perché s’è verificato l’allagamento? Di solito, è l’intasamento delle fognature a provocare la salita inesorabile dell’acqua, nel caso di un violento nubifragio. L'auto è risalita a fatica. solo dopo il deflusso. E, dunque, la manutenzione, nei giorni precedenti, era stata adeguata? Alcune risposte ai quesiti sono arrivate questa mattina. Ma, comunque si veda la questione, e qualunque siano cause e concause di tutto, l’affaire sottopassaggio sta ormai diventando una vicenda di portata unica, un vero e proprio tormento che, finora, non ha trovato rimedi. Quasi una maledizione, amplificata ora anche dalle streghe di Halloween. 

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