Un'ossessione per la ex. Allontanato da Reggio a Lecce, sms minatori e telefonate a raffica

Non è bastato permettergli di scontare un periodo ai domiciliari nella casa natia della madre, nel Salento. Un 43enne è stato condotto in carcere avendo ripreso con le persecuzioni ai danni della donna, in Emilia. Avrebbe persino chiamato al datore di lavoro dicendogli: "O risponde o la uccido"

LECCE – Una vera ossessione, come raramente se ne vedono. Perché, nonostante una separazione avvenuta da tempo, dopo un matrimonio durato qualche anno, lui, G.L., 43enne, con origini in parte della provincia di Lecce, avrebbe continuato a tempestare l’ex compagna al punto tale da essere arrestato una prima volta e condotto ai domiciliari, nel Salento, dove gli è stata concessa la possibilità di scontare la detenzione nella casa natia della madre (come da richiesta del suo legale, Nicola Tria, accordata), e poi una seconda, quando si è accertato che, nonostante la distanza, avrebbe continuato a molestare la donna, con una raffica di telefonate e messaggi. Fino a venti chiamate al giorno, il doppio di sms, con toni e frasi inequivocabilmente offensivi.

La vicenda nasce a Reggio Emilia e si dipana lungo le strade d’Italia fino a raggiungere Lecce. Qui, infatti, l’uomo è al momento recluso, nel penitenziario di Borgo San Nicola, dato l’aggravarsi della sua posizione. Così ha stabilito il Tribunale reggiano, che ha emesso un ordine di carcerazione, eseguito dalla polizia.    

La prima denuncia della donna, quella che ha fatto scattare l’indagine, si è conclusa con un primo provvedimento che risale al giugno scorso. L’indagine è stata portata avanti dagli uomini della sezione Reati contro la persona della squadra mobile di Reggio Emilia. Emerse le persecuzioni, il giudice ha vietato all'uomo di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentata dalla sua ex. A meno di casi più gravi, di solito è il primo rimedio per tentare di arginare lo stalking. Disobbedire all’ordine del giudice può poi comportare provvedimenti più severe.  

Ed è quello che è avvenuto. Sembra, infatti, che le disposizioni del giudice non siano state sufficienti, perché una volante di polizia, pochi giorni dopo, è dovuta intervenire sempre su richiesta della donna. Gli agenti hanno sorpreso il 43enne proprio sotto casa della ex, ad inveire e urlare. Ed è scattato l’arresto.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, per la convalida, il 43enne, pur negando di aver mai minacciato la donna, ha giustificato i propri atteggiamenti con il desiderio di riappacificarsi con lei, scusandosi per alcuni eccessi. In più ha raccontato di vivere un periodo particolarmente buio, anche per via della perdita del lavoro e di uno sfratto da poco subito.

Il giudice del tribunale reggiano, Antonella Pini Bentivoglio, alla fine ha accordato i domiciliari in casa della madre, in provincia di Lecce.

Ma la vicenda, evidentemente, non s’è conclusa lì. In breve tempo, le telefonate sarebbero ricominciate e l’uomo sarebbe persino arrivato a contattare il datore di lavoro della ex moglie, dicendogli chiaramente di riferirle che, qualora non avesse risposto ad una delle sue chiamate, sarebbe tornato a Reggio per ucciderla. Quest’episodio e le decine e decine di messaggi offensivi, insieme alle chiamate alle quali la donna, ovviamente, non ha mai risposto, hanno obbligato i magistrati ad emettere un’ordinanza più dura. E ora il 43enne si trova in carcere. 

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