Per il gip non c'è stato tentato omicidio, ma lo sparatore resta in carcere

Udienza di convalida per Kristian Torsello, 41enne di Leverano. Per il giudice avrebbe "solo" voluto intimidire il cugino

LECCE –  Kristian Torsello, 41enne di Leverano, resta in carcere. Non regge però davanti al gip l’accusa più pesante nei suoi confronti, quella di tentato duplice omicidio nei confronti del cugino e un amico di quest’ultimo, presente in quel momento. 

E’ quanto emerso nel corso dell’udienza di convalida di oggi per la vicenda della sparatoria avvenuta a Porto Cesareo, in via Monte Sant’Angelo, nel pomeriggio del 12 agosto. Il giudice per le indagini preliminari, Edoardo D'Ambrosio, così ha deciso. Torsello, difeso dagli avvocati Stefano Prontera e Cosimo D'Agostino, risponde per il momento “solo”  detenzione e porto abusivo di arma clandestina. Un reato che comporta comunque la carcerazione. E non è tutto. Mancano ancora le perizie della polizia scientifica sull’esplosione delle pallottole, alcune delle quali hanno colpito porta-finestra a vetri e muro dell’abitazione del 59ene, cugino di Torsello.

Gli spari sarebbero stati fatti ad altezza d’uomo – come emerge dalle carte -, ma nessuno è andato a segno. Caso quantomeno singolare, secondo i suoi difensori, considerando che Torsello è un ex cacciatore. Secondo loro, dunque, non ci sarebbe stata volontà di colpire. 

Le indagini sono state eseguite dal commissariato di polizia di Nardò, che si è avvalso delle perizie della scientifica di Lecce. Al momento non ancora rese pubbliche. Va da sé che il giudice si sia basato sugli atti disponibili in questo momento, secondo i quali gli spari sono stati da distanza ravvicinata, eppure “mirando in punti  diversi da quelli in cui si trovava la persona offesa”, rileva il giudice. Ovvero, non ci sarebbe stata volontà di ferire o addirittura uccidere. Piuttosto, di  "minacciare e spaventare la vittima".

Quanto al movente, resta al momento oscuro. Si era parlato in prima istanza di canne da pesca e altro materiale non restituito. Oggi sono emerse circostanze diverse. Torsello, interrogato, ha detto che verso la vittima, con cui ha un rapporto di parentela, vicinato e lavoro (la gestione di una pizzeria in Austria), c’erano rancori pregressi. E domenica, rientrato in casa a Porto Cesareo, ha spiegato di aver notato l'acqua mancante in casa. Si sarebbe sentito rispondere dal cugino  che questa sarebbe stata prelevata deliberatamente dall’impianto idrico. Scatenando ira ed esasperazione, fino agli otto colpi di pistola per intimidazione. Ovviamente, anche queste circostanze ancora da ricostruire.

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Mafia, estorsioni e droga: disarticolato gruppo vicino al clan Tornese

  • Rogo nel negozio per le feste: in manette ex gestore del "Twin Towers"

  • Violento impatto fra due veicoli, ragazza di 19 anni in Rianimazione

  • Cicloturista preso in pieno da un'auto: deceduto dopo il trasporto in ospedale

  • Bimba di 9 anni nel negozio. "Portata in una stanzetta e palpeggiata"

  • Cede il cric durante il cambio della ruota del tir: ferito un meccanico

Torna su
LeccePrima è in caricamento