"Se ti trovo ti spezzo". Minacce e insulti alla vigilessa dopo una multa, a processo

Pesanti le offese alla reputazione di un'agente di polizia municipale di Leverano, seguite da una minaccia e dal rifiuto di farsi identificare: un 39enne a giudizio. Per un caso analogo, che vede al centro lo stesso pubblico ufficiale, è stato nei giorni scorsi condannato anche un 69enne di Copertino

LECCE – “Spera cu no ti trou mai sobbra la strata si no ti spriculu”. Spera che non ti trovi mai in mezzo alla strada altrimenti ti spezzo, ha tradotto il pm Emilio Arnesano, disponendo la citazione diretta in giudizio per un automobilista che, inviperito, si sarebbe spinto ben oltre le normali espressioni di protesta.

Quella frase sarebbe oltretutto la ciliegina finale di una sequenza irripetibile di epiteti rivolti all’onore di una vigilessa (e persino dell’incolpevole madre di quest’ultima) che pocanzi aveva elevato una contravvenzione al codice della strada. In tutto ciò, l’automobilista si sarebbe anche rifiutato di presentare i documenti per l’identificazione, compromettendo ulteriormente la posizione.

Oltraggio a pubblico ufficiale, minaccia aggravata, rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità. Sono questi i reati di cui dovrà rispondere Roberto Paladini, un leveranese di 39 anni, che avrebbe dunque non solo usato termini ingiuriosi, ma sarebbe arrivato all’intimidazione vera e propria nei confronti dell’agente di polizia municipale Amalia Mazzotta, 49enne di San Donaci, che nella “Città dei fiori” presta servizio da tempo.

Il processo si aprirà il 28 maggio prossimo davanti al giudice monocratico della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce.

Il fatto si è consumato la sera dell’8 novembre 2012. Erano circa le 19 quando l’agente stilò un verbale, che posò sul parabrezza di un’Opel posteggiata a quanto pare in modo tale da impedire accesso e uscita di altri mezzi, nella zona di Leverano nota come Quadrivio Catone.

Stando alle ricostruzioni, Paladini prima sarebbe ripartito a razzo, già nervoso per il verbale appena notato, ma poi avrebbe fatto ritorno subito dopo, avendo scorto la sagoma della vigilessa. E a quel punto sarebbe nata l’accesa scenata.

Gli insulti alla reputazione della donna sarebbero stati particolarmente pesanti. E sarebbe stata apostrofata in maniera poco delicata “puru mammata”. Dopo, sarebbero arrivati la minaccia vera e propria, quel “ti spriculu”, persino davanti a diversi testimoni allibiti, e il rifiuto di fornire le generalità. Uno dei presenti avrebbe a sua volta tentato di calmare il 39enne, ma invano. E a quel punto, l’agente Mazzotta, temendo che la questione degenerasse, non potette fare altro che chiamare il 112, richiedendo l’intervento di una pattuglia di carabinieri della stazione locale. Fu solo davanti ai militari che avvenne l’identificazione.

Nei giorni successivi, tramite il proprio avvocato, Giuseppe Antonio Lombardo, l’agente di polizia municipale presentò denuncia presso la Procura di Lecce. L’indagine del pm è quindi ora approdata al giudizio.

LA PRECEDENTE CONDANNA

La vicenda è particolare anche perché quest’episodio si sarebbe registrato esattamente tre giorni dopo un’altra vicenda, sempre a Leverano, che vede fra i protagonisti la stessa vigilessa e che appare per certi versi analoga, anche se un po’ meno colorita nelle espressioni. Un caso per il quale proprio nei giorni scorsi (per la precisione il 6 febbraio, ma il fatto è inedito) è stato condannato un altro uomo, Luigi Zecca, 68enne di Copertino, processato con il rito abbreviato (beneficiando così della riduzione della pena di un terzo) davanti al giudice monocratico Marcello Rizzo presso la seconda sezione penale.

L’uomo è stato giudicato colpevole aver rifiutato di fornire indicazioni sulla propria identità a un pubblico ufficiale e d’ingiuria aggravata, riqualificando il reato di oltraggio a pubblico ufficiale. Il pm Giovanni Gagliotta aveva chiesto cinque mesi di reclusione. Considerato il rito alternativo, Zecca è stato condannato al pagamento di una multa di 400 euro, a un risarcimento del danno alla vigilessa, liquidato in mille euro, e alla rifusione delle spese processuali della parte civile, per mille e 500 euro.

Le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni. Amalia Mazzotta era difesa sempre dall’avvocato Giuseppe Antonio Lombardo, Luigi Zecca dall’avvocato Patrizio Vantaggiato.

Secondo quanto contestato, nel tardo pomeriggio del 5 novembre del 2012, Zecca si sarebbe deliberatamente avvicinato alla vigilessa, in via Emilia, traversa di via Cesarea, alla periferia di Leverano, incalzandola di domande in tono indisponente sulla sosta dei veicoli in quella via del paese e facendo riferimento, in particolare, all’unica auto in quel momento posteggiata, peraltro in maniera regolare, almeno a stando quanto dichiarato dalla vigilessa.

L’uomo, di fatto, avrebbe cercato solo un pretesto per dare sfogo alla sua ira, dopo una contravvenzione elevata qualche giorno prima alla figlia nella stessa zona.

Alla richiesta di esibire i documenti, il 68enne avrebbe risposto apostrofandola con qualche insulto, rifiutandosi di fornirli e aggiungendo di essere pronto a chiamare i carabinieri con il suo cellulare. Cosa che invece, alla fine, fece proprio l’agente Mazzotta. Anche in quel caso furono i militari a identificare l’uomo. E la seguente denuncia aprì il processo conclusosi con una pena comunque più mite rispetto alle richieste iniziali.

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