Londra: Ma la politica del terrore non blocca la città

Gli attacchi terroristici hanno scosso la Gran Bretagna. Ma la vita non s'è fermata. Tanti gli appuntamenti, fra cui il memorial per la principessa Diana

Certo che le corrispondenze a volte ci lasciano inermi. Quelle che arrivano dai mezzi di comunicazione con le notizie che rimbalzano da un posto all'altro. Certe corrispondenze poi hanno l'amaro compito di tirare via dal torpore un antico sentimento. Annidato nei nostri scrigni interiori ingarbugliati. Il sentimento della paura. Così la paura si riprende dal sonno, da uno stato mentale che ha garantito per un po' una pace illusoria, dentro e fuori.

Bollettini aggiornati ogni mezz'ora riportano microscopici sviluppi di una faccenda che è gigantesca, grande quanto il male che gli uomini sono riusciti a creare. La faccenda riguarda due autobombe inesplose trovate a Londra ed un'altra schiantatasi contro l'ingresso dell'aeroporto di Glasgow.Giusto qualche giorno dopo l'insediamento al numero 10 di Downing Street del nuovo Primo Ministro britannico Gordon Brown.

Un bel benvenuto. Un riverbero di paure non così lontane, a ridosso di una data terribile per Londra, il Seven/Seven come lo chiamano, il 7 luglio 2005, parente del 11 settembre 2001 americano. Quando dei kamikaze si fecero saltare in aria colpendo alcuni mezzi di trasporto della capitale. Le vittime furono 52 tra cui un'italiana. E anche i feriti furono tanti.

I notiziari ripetono più o meno le stesse cose, tanto le notizie si pescano dalle stesse agenzie e tradotte in tutte le lingue rimbalzano nelle redazioni di tutti i giornali del mondo.

STATO DI ALLARME IN UK COME NON SI È MAI VERIFICATO. IMMINENTI ATTACCHI TERRORISTICI. MASSIMA ALLERTA.

Ma siamo in guerra?

Lunedì mattina ho notato cinque coppie di poliziotti piantonati in cinque punti della stazione di Camden Town, snodo piuttosto importante della metropolitana, a Nord di Londra. Con i giubbotti verdi ed i loro stemmi, a sorvegliare la follia umana.
È la politica del terrore, che anestetizza, blocca, paralizza e ti consiglia di non muoverti, di stare a casa, a guardare magari la tv. Come il getto del polpo che oscura l'acqua cristallina, spegne il sorriso. Come quando il sorriso scompare dal viso dei bambini, nel momento in cui stai comunicando loro che quella gita, che tanto hanno atteso, non si fa più.

Il cielo si tinge di blù scuro, forse più scuro. Ma il mondo pretende un sentimento buono, a good feeling, Feeling good!! E a questo punto ricomincio daccapo, con una canzone che non certo a caso si chiama: FEELING GOOD! Va cliccata immediatamente!!!
http://www.youtube.com/watch?v=ZAVwukJ7xLM&mode=related&search=

Ci vuole una pausa da tutto, uno stop! Ma che cosa succede a questo mondo? Vogliamo parafrasare Emanuele Crialese ed il suo ultimo film NUOVO MONDO? Perché, veramente, l'ispirazione parte da lì, dalla sua colonna sonora che contiene anche questa perla di Nina Simone indicata nel link sopra. Ho visto finalmente il film nelle sale di Londra. Bello, intenso, parlato in siciliano con potenti tracce salentine, visto che il commento musicale è passato dalla voce e dall'esperienza di Antonio Castrignanò, bravo tamburrelista, per giunta già visto e ascoltato a Melpignano in molte edizione de "La Notte della Taranta".

Che effetto incredibile vedere scorrere il suo nome sui titoli e sentire il ritmo di casa oltremanica. Il film, che per un pelo non è passato dalla porta d'oro degli Oscar, era sottotitolato in inglese, ed aveva un titolo diverso "The Golden Door". La porta d'oro, l'ingresso della nuona vita, nel nuovo mondo ha l'uscio d'oro. Forse c'è bisogno di un nuovo uscio per un nuovo mondo, ci vuole un nuovo parto.

Ci vogliono nuove corrispondenze, ancora meglio se sono corrispondenze amorose.
Guardare il film al Phoenix di East Finchley, il cinema più vecchio del Regno Unito, ha guarito temporaneamente la mente con un po' di profumo di passato, stemperando la paura, ricordando tutta quella sana e antica voglia di sognare, forse quando sognare non sembrava proibito, come in questi giorni.

Altri nomi salentini nei titoli di coda, come quello di chi quei suoni li ha armonizzati, arrangiati, Marco della Gatta, pianista e compositore leccese, di sicuro uno dei più bravi e geniali musicisti italiani contemporanei.

Ero poco distante la sera in cui qualcuno stava preparando la sorpresa confezionata in un'autobomba. Ero al 218 di Regent Street, che con un lembo aggancia Piccadilly Circus. Ero al party della Desigual, un enorme nuovo negozio di abbigliamento che parte dalla Spagna. L'aria era ispanica, come la musica suonata dal vivo ed il cibo. Specchi, piante gigantesche, colori and drinks! Sana allegria iberica. All'uscita ho visto all'opera alcuni paparazzi, così sono chiamati anche a Londra, fedeli al nome nato in epoca di vita dolce, Dolcevita. Ho chiesto ad uno di loro: "Scusate ma chi era quello che avete fotografato?". Un ragazzo magro, semplice, tranne per il vestito, giacca e pantaloni viola di un raso in seta, probabilmente.

"Beh, era Otis Ferry!", mi hanno risposto. "Non so chi sia, perdonatemi", ho detto, "Ma è il figlio di Brian Ferry!", hanno replicato. Ah, beh allora è tutto chiaro. Frontman dei Roxy Music, tra i pezzi più famosi "Avalon" e "More than this". Dura la vita anche per i figli d'arte. E dura la settimana anche per una città forte come Londra, bisogna dire. La settimana più umida dal 1931, non ha fatto che piovere, e pare che ci abbia preso gusto e che non accennerà a smettere.

Il bando del fumo nei locali pubblici. The smoking ban, a partire dal primo di luglio, Regno Unito come l'Italia, vietato fumare. Lo scorso primo luglio sarebbe stato anche il 46 esimo compleanno della Principessa Diana, i suoi figli hanno organizzato per quel giorno una grande festa con parecchi ospiti d'onore. Davvero in pochi si sono rassegnati alla perdita della Lady scomparsa tragicamente dieci anni fa.
Una settimana movimentata, quella passata, decisamente. Se ci metti anche il lungo corteo del Guy Pride di sabato scorso. Sono stati migliaia in parata sotto la pioggia a cantare la propria omosessualità.

E anche se in modo non così imponente come quello reale all'Arena di Wembley anche l'Italia è stata presente a Londra in concerto, domenica scorsa, con la musica di Gianna Nannini accompagnata da un'orchestra british. "Eravamo tutti italiani", mi ha detto Clara Mazza, architetto catanese, a Londra dall'inizio dell'anno, "e anche lei ha presentato la serata parlando in Italiano. Come fa nei concerti in Italia, nel corso della serata ha fatto indossare a sei persone del palco una maglietta, ciascuna con una lettera diversa. Le lettere alla fine hanno formato la parola GRAZIE, come il nome del suo ultimo cd".

Thank you very much!

Io intanto ho voltato la pagina del calendario, seppur in modo illusorio vorrei mettere un po' di distanza tra quest'ultimo passato prossimo ed il nuovo mondo.
Là fuori sembra essere tornato un po' di sole. Saranno più contenti gli appassionati di tennis che in questi giorni a Wimbledon hanno seguito i match quasi sempre sotto l'ombrello.

Saluto i numerosi lettori che hanno "cliccato" il mio precedente articolo. Grazie.

Saluto Luigi di Uxbridge, Londra, valida testimonianza di comuni ma leggere "sofferenze". E Beppe, bellissimo il tuo commento. Forse Lendl e la Navratilova c'erano negli spot del Campionato di Wimbledon, non ricordo. Bellissimo anche il tuo ricordo di un momento di grande tennis vissuto a Lecce, turbamenti a parte.

Una corrispondenza più lunga del solito, questa qui, a proposito di corrispondenze. Beh, di sicuro questa può garantire che di sostanza amorosa almeno è fatta.

Buona settimana e che sia più leggera di quella passata.

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