L'autopsia fuga i dubbi: morte naturale per l'anziana trovata in agonia

Alcune "anomalie" avevano indotto la Procura ad affidare una consulenza. Ma nessuna aggressione ai danni della 92enne di Nardò

NARDO’ – È morta per cause naturali, Lucia Risi, la donna di 92 anni di Nardò per la quale la Procura aveva disposto l’autopsia, in seguito al suo ritrovamento agonizzante in casa, avvenuto domenica 12 gennaio, seguito dal decesso, in ospedale, la successiva sera del 21. A certificarlo, è stato il medico legale Alberto Tortorella, che ha eseguito l’esame, fugando ogni dubbio residuo. La consulenza era stata ordinata dal pubblico ministero Paola Guglielmi, a causa di alcune circostanze che presentavano anomalie, sebbene per tutte vi fosse una spiegazione logica fin dai primi momenti, dopo accurati controlli dei carabinieri. Ma era necessario diradare ogni eventuale ombra.  

L'anziana attendeva il nipotino

L’anziana, quel giorno, avrebbe dovuto ricevere il nipotino. La madre si trovava all’estero per impegni lavorativi e ad accompagnarlo era stata un’amica di famiglia. A causa di problemi d’udito, per cui aveva difficoltà a sentire il suono del campanello, quando sapeva che il ragazzino si sarebbe recato in visita, la 92enne usava lasciare la chiave al di fuori, nella toppa della porta, ma comunque con la persiana, davanti, chiusa. Il ragazzino, infilando la mano fra le maglie, a quel punto doveva solo afferrarla e aprire l’uscio. E così era andata anche quel giorno, salvo il nipote scoprire la nonna per terra e tornare indietro, spaventato, avvisando l’amica della madre che, a quel punto, aveva richiesto i soccorsi.

Dai riscontri, nessun elemento sospetto

Gli operatori del 118 avevano trasportato l’anziana all’ospedale “Vito Fazzi”, mentre i carabinieri di Nardò erano giunti a loro volta sul posto per accertamenti. La circostanza delle chiavi avrebbe potuto far pensare anche a un precedente ingresso di estranei e, quindi, un’ipotetica aggressione, così come il disordine trovato accanto al corpo. In realtà, si era subito intuito come la donna fosse stata colta da un malore mentre stava sistemando degli abiti, tanto da cadere, afferrandosi in modo istintivo a un attaccapanni, e trascinando tutto con sé. La Sezione investigazioni scientifiche dell’Arma, chiamata appositamente, non aveva poi riscontrato la presenza di impronte sospette o di altri elementi, in casa, tali da destare allarme.

L'autopsia mette il punto finale

A quanto sembra, anche la visione di videocamere della zona avrebbe escluso irruzioni.  A tutto ciò, si aggiunga come né gli operatori del 118, né il personale medico che ha avuto in cura la donna per nove giorni, abbiano riscontrato segni particolari sul corpo, da indurli a sospettare un’aggressione. E l’esame necroscopico eseguito oggi preso la camera mortuaria del nosocomio del capoluogo dovrebbe apporre il sigillo finale su tutta la vicenda.  

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