Mafia e calcio: chiesti 24 anni di reclusione per Luciano e Danilo Coluccia

Avrebbero agito per conto dell’omonimo clan. Invocate condanne pure per altri quattro imputati. Prosciolto Gatto, dirigente del Maglie

LECCE - L’accusa non cambia per padre e figlio: Luciano Coluccia, 69enne di Noha, frazione di Galatina, e Danilo Pasquale, 38enne, avrebbero fatto parte dell’omonimo clan. Per questo, secondo il pubblico ministero Roberta Licci bisognerebbe condannare ciascuno a 12 anni di reclusione. Queste le pene invocate nel processo con rito abbreviato, che si è aperto oggi dinanzi al giudice Alcide Maritati, scaturito dall’inchiesta “Off-side” che lo scorso 15 maggio determinò l’arresto in carcere solo per il più giovane dei Coluccia. Il padre, invece, ottenne i domiciliari, poiché stando alle valutazioni contenute nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Giovanni Gallo, per il 69enne non c’erano indizi sufficienti a sostenere l’associazione mafiosa.

Stando alle carte dell’inchiesta, invece, entrambi si sarebbero occupati, tra le altre cose, di controllare e gestire per conto del clan, le attività commerciali a Galatina, soprattutto nel settore dei videogiochi e delle scommesse, di tenere contatti con la pubblica amministrazione per assicurarsi il controllo dei servizi cimiteriali e la disponibilità dello stadio. Non solo. Avrebbero gestito la società calcistica Pro Italia Galatina come strumento, con il sistema della sponsorizzazione finanziamento, per aumentare i propri introiti  e comunque assicurare il consenso sociale, sia nei propri riguardi che nei riguardi dell’organizzazione.

comunicato stampa UNO-2-2-2-2-2

Nella prossima udienza, il 24 ottobre, prenderà la parola la difesa dei Coluccia, rappresentata dall’avvocato Luigi Greco, mentre è attesa per il 6 novembre la sentenza che riguarderà anche altre quattro persone coinvolte nello stesso procedimento, ma per reati diversi, e per le quali oggi il pm ha chiesto condanne da 12 mesi a 5 anni. In particolare: un anno per Antonio Renis, 38 anni, di Copertino, e un anno e mezzo per Mauro Giordano, 37, di Lecce (accusati di aver manipolato i risultati della partita vinta dall’Avetrana il 10 aprile 2016, il primo nelle vesti di allenatore del Maglie, il secondo di calciatore); un anno tondo anche per Cosimo Manta, 69 anni, di Tuglie, il dirigente della squadra del Galatone accusato di aver convinto i suoi calciatori a perdere la partita col Galatina offrendo somme di denaro o altre utilità.

Il processo per lui è stato condizionato dalla documentazione relativa all’organigramma societario della squadra Galatone calcio al momento dell’iscrizione al campionato 2015-2016. Cinque anni invece è stata la pena chiesta per Alessio Antico, 37 anni, di Nardò, accusato di estorsione. Anche nei suoi riguardi il rito è stato condizionato, ma dall’ascolto di un teste, così come richiesto dall’avvocato difensore Giuseppe Bonsegna. Si tratta del debitore per il quale, stando alle indagini, l’imputato si sarebbe rivolto a Danilo Coluccia per ottenere la restituzione del denaro.

Quanto agli altri tre imputati che non avevano fatto richiesta di rito alternativo, l’udienza preliminare si è così conclusa: proscioglimento dal reato di frode sportiva per Daniele Gatto, 38 anni, di Maglie, nel ruolo di dirigente della squadra del Maglie (assistito dall’avvocato Fabrizio Ruggeri), e per Pierpaolo Maiorano, 26, residente a Torchiarolo, (difeso dall’avvocato Ladislao Massari) accusato di aver ceduto in tre occasioni cocaina a Danilo Coluccia; rinvio a giudizio per Lorenzo Adamuccio, 47 anni, di Maglie, che risponde di frode sportiva nel vesti di presidente della squadra del Maglie.

Nel pool dei difensori, anche gli avvocati Giuseppe Serratì, Angelo Ninni, Anna Inguscio.

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