Mafia, estorsioni e droga: disarticolato gruppo vicino al clan Tornese

I carabinieri del Ros hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 22 persone. Tra un vecchio referente e nuove leve, un sodalizio esercitava il controllo di un'ampia zona

Un momento della conferenza stampa.

MONTERONI - I carabinieri del Ros (Reparto operativo speciale) con i militari della comando provinciale di Lecce, il supporto del Sesto elinucleo di Bari e del Nucleo carabinieri cinofili di Modugno, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare - firmata dal gip Cinzia Vergine su richiesta del sostituto procuratore Valeria Farina Valaori - nei riguardi di 22 individui ritenuti componenti di un sodalizio criminale contiguo allo storico clan Tornese della Sacra Corona Unita e incardinato attorno alla figura di Fernando Nocera, già condannato nel 1999 per associazione a delinquere di stampo mafioso con sentenza della Corte d'Appello di Lecce.

Le accuse contestate a vario titolo dall’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce sono associazione mafiosa, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, danneggiamento, detenzione e porto abusivo di armi aggravati dal metodo mafioso. Gli esiti dell'operazione "Armonica" sono stati illustrati in conferenza stampa presso il comando provinciale dell'Arma dal nuovo comandante provinciale, Paolo Dembech, dal colonnello Giancarlo Scafuri, vice comandante del Ros, dal tenente colonnello Gabriele Ventura, comandante della sezione Anticrimine del Ros di Lecce, dal tenente colonnello Pasquale Montemurro, comandante del reparto operativo dei carabinieri di Lecce.

I destinatari dell'ordinanza e gli indagati

Sono stati tratti in arresto: Andrea Arnesano, 39enne residente a Carmiano; Francesco Bruno, 48enne residente a Carmiano; Stefano Ciurlia, 50enne residente a Lecce; Liva Comelli, 62enne residente a Udine; Davide Conversano, 28enne residente a Carmiano; Matteo Conversano, 30enne residente a Porto Cesareo; Massimo Coppola, 46enne residente a Carmiano; Giuliana Cuna, 45enne residente a Monteroni di Lecce; Alessio De Mitri, 30enne residente a Carmiano; Daniele Esposito, 37enne residente a Carmiano; Marcello Fella, 59enne residente a Carmiano; Stefano Garofalo, 32 enne residente a Carmiano, Andrea Luggeri, 30enne residente a Carmiano; Leandro Nico Martena, 33enne residene a Novoli; Fernando Nocera, 64enne residente a Carmiano; Diego Pellè, 36enne residente a Carmiano; Gabriele Pellè; 42 enne residente a Lecce; Fabio Spagnolo, 44enne residente a Porto Cesareo; Pietro Spalluto, 41enne residente a Torchiarolo; Gabriele Tarantino, 40enne domiciliato a Monteroni di Lecce; Graziano Tondi, 22enne residente a Magliano; Andrea Visconti, 27enne residente a Carmiano.

Risultano invece indagati a piede libero Francesco Carrozzo, 34enne residente a Magliano; Massimiliano D'Arpa, 28enne residente a Carmiano; Giuseppe Paladini, 52enne residente a Carmiano; Torquato Pati, 39enne residente a Monteroni di Lecce; Roberto Spedicato, 54enne residente a Gallipoli.

Le indagini del Ros: un gruppo coeso, pericoloso

L’attività investigativa del Ros dei carabinieri si è sviluppata sulle articolazioni del clan Tornese, in particolare sul gruppo che fa capo a Fernando Nocera (detenuto in regime di arresti domiciliari), operativo soprattutto a Carmiano, Veglie, Novoli, Leverano e Porto Cesareo. Nell’indagine, che ha coperto l’arco temporale tra novembre 2017 e luglio 2018, sono emersi due elementi in maniera sempre più evidente: da una parte il riconoscimento di Nocera quale referente per quel territorio, dall'altra l’affermazione di nuove leve, come i fratelli Davide e Matteo Conversano, incensurati. Alcune conversazione telefoniche intercettate, infatti, avrebbero delineato una riorganizzazione del gruppo a seguito dell’arresto di Nocera, avvenuto il 18 gennaio del 2018 da parte della guardia di finanza partenopea che gli aveva contestato l'approvvigionamento di oltre 40 chilogrammi di hashish da un gruppo di San Giuseppe Vesuviano (Napoli).

Il video: l'operazione e la conferenza stampa

Pur rimanendo lui il leader indiscusso, i due fratelli sarebbero diventati di fatto i luogotenenti, con il sostegno di Gabriele Pellè, di Lecce. Quest’ultimo era stato indicato dallo stesso Nocera come figura di riferimento dei rapporti con altri gruppi criminali nelle lettere spedite dal carcere e veicolate attraverso Giuliana Cuna, a lui molto vicina. Un’altra donna, la moglie Livia Comelli avrebbe svolto il compito di riferire gli ordini agli affiliati e di mantenere i contatti con i “monteronesi”.

Le valutazioni fatte nel corso delle indagini hanno portato il colonnello Scafuri a ricordare, in conferenza stampa, che "la Sacra Corona Unita è una organizzazione criminale di alto livello, verso la quale si deve sviluppare un'azione di contrasto strategica". Non a caso, ha sottolineato, l'operazione "Armonica" nasce da "Labirinto", eseguita nel luglio scorso con provvedimenti cautelari anche nei confronti del gruppo capeggiato da Saulle Politi, in contatto stretto con quello di Nocera nell'ambito del traffico e spaccio di stupefacenti. Il tramite del collegamento tra i due sodalizi è risultato essere Gabriele Tarantino, anche lui detenuto dopo la stessa operazione e di recente condannato in primo grado con rito abbreviato a dieci anni di reclusione.

Intimidazioni, estorsioni e consenso sociale

Il gruppo disarticolato dall’operazione delle scorse ore aveva disponibilità di armi come confermato il 21 marzo del 2018 da una perquisizione dei carabinieri della stazione di Carmiano in casa di Matteo Conversano: furono trovate due pistole con matricola abrasa, un revolver Smith e Wesson calibro 38, una pistola semiautomatica Beretta calibro 7.65 e un centinaio di munizioni. Nelle indagini sono stati poi acquisiti riferimenti al possesso di fucili mitragliatori e bombe a mano.

Non mancava nemmeno materiale esplodente utilizzato per attentati con finalità estorsive e intimidatorie. Alcuni di questi episodi avrebbero visto come autore Marcello Fella, si ritene su mandato di Davide Conversano: in particolare fari accesi sull’esplosione di un ordigno di fattura artigianale e di media potenza l’11 febbraio del 2018 nei pressi dell’abitazione di un pregiudicato di Carmiano (in via Arciprete Gherardelli) e sull’incendio del 19 marzo dello stesso anno di due auto di proprietà di un assicuratore, sempre a Carmiano (in via Gherardina). Allo stesso Fella è contestato poi l’attentato incendiario ai danni della vettura del comandante dei vigili urbani di Arnesano, datato 5 maggio 2018, seppur come iniziativa personale. Nell'ordinanza firmata dal gip Vergine sono riportate anche precise richieste estorsive, come quella avanzata nel periodo di Natale nei confronti di un imprenditore del settore florovivaistico di Leverano: "Natale sta arrivando... dammi qualche fiore buono, qualche fiore buono me lo deve dare! Un bel fiore di Natale...". I proventi servivano innanzitutto per il sostegno costante e significativo alle famiglie alle prese con la detenzione di un componente: la somma corrisposta era anche di quattro o cinquemila euro al mese, come durante la detenzione di Nocera.

II gruppo, che godeva di consenso sociale tanto da essere chiamato in causa anche per la soluzione di incresciosi inconvenienti (come il furto di una borsa), esercitava un controllo del territorio costante. Singolare, in tal senso un episodio: durante il periodo di carcerazione di Nocera a Napoli, era stato commesso un furto nella sua abitazione di Porto Cesareo: il fatto, ovviamente non denunciato, era stato attribuito genericamente a stranieri - per questo ignari di chi fosse il proprietario -. Nel clan Tornese, però, pare fosse sorto qualche dubbio su quale fosse la reale capacità di controllare la zona di competenza. 

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