Maxi frode col vino, a processo a Napoli Nord anche due imprenditori salentini

Finisce al vaglio dei giudici campani la vicenda sulle partite di zucchero giunte in Italia dall'estero per la sofisticazione dei vini.

LECCE - Partite di zucchero arrivate dall’estero, in particolare dall’Austria, dalla Serbia e dalla Slovenia, in Italia, e vendute sotto banco a operatori del settore vitivinicolo per la sofisticazione del vino.

E’ questa la vicenda che, a partire dal 19 ottobre, vedrà al banco degli imputati due imprenditori salentini: Antonio Ilario De Pirro, 50 anni, di Galatina, e Antonio Rocco Chetta, 64, originario di Taviano ma residente a Lequile, già noto nelle aule di giustizia. Il processo si aprirà davanti ai giudici della prima sezione collegiale del Tribunale di Napoli Nord (sede di Aversa), così come ha stabilito, lo scorso luglio, il gip Fabrizio Finamore, accogliendo l’istanza avanzata dai pm Valeria Palmieri e Claudia Maione, anche nei riguardi di altre sei persone coinvolte: Santo Aimone, 64 anni, di Sant’Antimo (Napoli); Vincenzo Morrone, 30 anni, di Sant’Antimo (Napoli); Fabio Michele, 53, residente a Mordano (Bologna); Michele Galotta, 44, di Quadrelle (Avellino); Giovanni Aimone, 33 anni, di Sant’Antimo (Napoli), Vincenzo Bevilacqua, 39, di Capaccio (Salerno).

L’accusa è che tutti, eccetto Chetta, insieme ad altre quattro persone (nei confronti delle quali si è proceduto separatamente) avrebbero costituito, promosso, organizzato e partecipato a un’associazione a delinquere per immettere, violando la legge in materia (la 116/14 “disposizioni relative alla dematerializzazione del registro di carico e scarico delle sostanze zuccherine”), partite di zucchero, anche di origine serba e slovena, nel mercato nazionale. Il prodotto, recapitato all’azienda Gruppo AM srl, con sede a Sant’Antimo, sarebbe stato venduto in nero a imprenditori vitivinicoli soprattutto per sofisticare il vino. L’associazione avrebbe inoltre compiuto operazioni dirette ad ostacolare sia l’individuazione della provenienza del prodotto che l’identificazione dei destinatari, emettendo fatture a imprese cartiere.

Il ruolo degli imprenditori salentini

Stando alle indagini, Chetta sarebbe stato amministratore occulto e di fatto della Cib Industry srl, per conto della quale avrebbe acquistato saccarosio dal Gruppo AM così da alterare il vino. Nel farlo si sarebbe avvalso come “schermo” della società BCSZ (Bevande Concentrati Succhi Zuccheri), della quale era stato amministratore sino al 20 marzo 2017 (poi è subentrato De Pirro. La società è in liquidazione dal febbraio 2018), nei confronti della quale sono state emesse fatture del Gruppo Am (per un totale di oltre due milioni e 200mila euro relativi all’anno d’imposta 2016 e per oltre un milione e 800mila euro relativo al 2017). Ed è proprio su queste fatture ritenute false che Chetta dovrà rispondere a processo.

De Pirro, invece, è accusato di aver fatto parte dell’associazione a delinquere come autista e amministratore unico della ditta Trasporti Transideal srl, per aver trasportato ingenti quantità di saccarosio “occulte” dal Gruppo AM alla Cib Industry.

Le indagini e la decisione del Tribunale del Riesame

Fondamentali alle indagini, svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Caserta e dagli ispettori dell’Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari) del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, sono state le intercettazioni, l’analisi dei filmati ripresi nelle aziende, l’osservazione sul campo, i pedinamenti e le comparazione di evidenze con le annotazioni ufficiali sul registro telematico di carico e scarico delle sostanze zuccherine presente sulla piattaforma Sian (Sistema informativo agricolo nazionale). Secondo l’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli Nord, i presunti abusi sarebbero stati commessi in diverse regioni d’Italia.

Nell’ambito di questo procedimento, lo scorso 11 aprile, fu emessa un’ordinanza di custodia cautelare nei riguardi di nove persone (per quattro furono disposti i domiciliari, per gli altri, tra cui Chetta e De Pirro, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) e furono sequestrati beni per 12milioni di euro. Di questa cifra, 8milioni e 265mila euro riguardavano la Cib Industry, con sede a Lequile, e circa 600mila euro, la Agrisalento srl, di Copertino. Ma i sigilli per le due aziende sono caduti lo scorso luglio su disposizione del Tribunale del Riesame di Santa Maria Capua Vetere (presidente Francesco Rugarli, a latere Giuseppe Meccariello e Giovanni Mercore), al quale si era rivolto l’avvocato difensore Francesco Vergine. Alla luce della documentazione prodotta dal legale, i giudici della Libertà hanno annullato il sequestro finalizzato alla confisca, ritenendo che fossero stati commessi alcuni errori come quello del metodo utilizzato per la determinazione dei profitti accumulati con la presunta attività illecita. Quanto alla Cib, inoltre, secondo il Riesame, non c’è certezza che sia stata la reale destinataria del camion col carico di saccarosio e non l’azienda BCSZ (Bevande Concentrati Succhi Zuccheri), situata nello stesso plesso. L’unico dato sicuro individuato dai giudici è l’assenza di un registro di carico e scarico zuccheri da parte della BCSZ, ma questo non da certezza né dell’inoperatività della società né del fatto che la stessa fosse usata come  “schermo” per gli illeciti della Cib Industry, come sostenuto dall’accusa.

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