Bimba medicata al mento, ferita con l'ago a un occhio: condannato il medico

E’ arrivata la sentenza sull’episodio avvenuto nell’ospedale di Scorrano con sfortunata protagonista una paziente di 6 anni: inflitti cinque mesi (pena sospesa) più provvisionale di 70mila euro al dottore

LECCE - Dopo una caduta in casa, si ferì al mento, ma il medico, nell’applicarle i punti le avrebbe provocato una ferita ben più grave, colpendola con l'ago a un occhio. E’ questa la vicenda con sfortunata protagonista una bambina di sei anni che, a causa di quel brutto incidente, ha rischiato di perdere la vista. Oggi, il giudice del tribunale di Lecce Bianca Maria Todaro ha inflitto al professionista F.Z., 55 anni, di Spongano, la condanna a cinque mesi (con i benefici della pena sospesa e della non menzione nel certificato del casellario giudiziale) per lesioni colpose.

La sentenza (le cui motivazioni saranno depositate entro 90 giorni) ha inoltre imposto all’imputato e alla Asl di Lecce una prima e immediata liquidazione del risarcimento di 70mila euro per i danni subiti alle parti civili (la piccola e i suoi genitori, assistiti dagli avvocati Arcangelo e Luigi Corvaglia); il resto sarà quantificato in separata sede. La richiesta risarcitoria avanzata era di complessivi 600mila euro.

L’episodio risale al 23 luglio 2014, quando la madre accompagnò la figlia al pronto soccorso dell’ospedale di Scorrano. Secondo l’accusa, dopo che il medico le applicò i punti al mento, la bambina scoppiò in lacrime, sostenendo di avere qualcosa nell’occhio e di non riuscire più ad aprirlo. Alla richiesta di spiegazioni da parte della madre, il dottore avrebbe risposto che, forse, le aveva sfiorato l’occhio col filo da sutura, provocandole così una leggera irritazione, e consigliò l’applicazione di un collirio. La donna non fece in tempo a lasciare l’ospedale che ritornò nel pronto soccorso perché la figlioletta continuava a lamentarsi e a sostenere di non vederci bene ma, lo stesso medico, la rassicurò nuovamente. Quello, invece, sarebbe stato l’inizio di un incubo: perché dopo altre visite effettuate sia nella stessa struttura di Scorrano che in quella del “Vito Fazzi” di Lecce, uno specialista, consultato privatamente, concluse che l’occhio aveva subito un grave trauma e bisognava procedere con urgenza. La bimba fu così sottoposta a un delicato intervento chirurgico, andato a buon fine, presso il Policlinico di Bari.

Durante il processo, tra gli altri, sono stati ascoltati la dottoressa del pronto soccorso, il chirurgo che operò la bambina, entrambi in servizio nell’ospedale del capoluogo pugliese e il dottore Sergio De Pascalis, al quale la Procura affidò l’incarico di svolgere gli accertamenti medici disposti durante le indagini.

Nella consulenza, depositata il 12 marzo del 2015, lo specialista in oftalmologia tirò così le somme: “Le lesioni riscontrate hanno certamente carattere irreversibile: la gravità delle stesse ha richiesto un intervento con impianto di protesi, che se anche attualmente ha ridato un buon recupero, ma con limitazioni funzionali: assenza di accomodazione e stereopsi. Nel futuro non si preclude la possibilità di peggioramento clinico per lo sviluppo di cataratta secondaria, sindrome dell’interfaccia v/r, strabismo”.

L’imputato era difeso dall’avvocato Francesco Galluccio Mezio.

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