Tassi usurari in banca? Il pm: "Non c'è dolo", però apre al risarcimento

La Procura chiede l'archiviazione per i dirigenti della filiale di Calimera del Banco di Napoli, ma una consulenza rileva comunque lo sforamento minimo di quattro trimestri. Per i denunciati, però, la vicenda sarebbe ben più complessa, sulla base di una perizia di parte

LECCE – Banche, interessi e possibile sconfinamento nell’usura. Un argomento complesso che divide anche la giurisprudenza. Un esempio calzante arriva da un caso in questi mesi al vaglio della magistratura penale e che passerà proprio nei prossimi giorni in sede civile.

Chi ha presentato denuncia, infatti, non intende arrendersi ed è convinto di poter dimostrare di essere rimasto vittima di interessi gonfiatisi, e di molto, rispetto alle soglie previste. Uno spiraglio, anche se molto ridimensionato rispetto alle attese, arriva in fin dei conti dalla stessa Procura. Il pubblico ministero Giuseppe Capoccia, infatti, sebbene abbia richiesto l’archiviazione nei confronti del direttore della filiale di Calimera del Banco di Napoli, Gabriele Lezzi, 47enne, e dell’ex presidente del Cda Vincenzo Pontillo, 76enne, ha comunque accertato, dopo una perizia, lo sforamento di alcuni trimestri, in merito a un contratto di mutuo.

Soglie minime, però, ad avviso del pm, sulla scorta della consulenza fornita dal commercialista incaricato di fornire una perizia per la Procura, Alessandro Sabatino. Pagamenti in eccesso che si possono, appunto, richiedere in sede civile. Di fatto, non ha ravvisato l’esistenza di dolo nella condotta dell’istituto bancario e l’andamento stesso dei tassi d’interesse sarebbe stato lineare in tutto l’arco del periodo, tolto, appunto un lieve superamento ravvisato nel primo e nel terzo semestre del 2009, oltre che nel quarto del 2010 e nel primo del 2011.

L’avvocato Giuseppe Lombardo, che rappresenta una donna di 70 anni di Melendugno e i figli di 38 e 34 anni, proprietari un’autocarrozzeria, ritiene che la vicenda sia ben diversa e che la perizia di parte, elaborata dall’avvocato Manuela Guadalupi, rappresenti un quadro ben più grave. Non sarà però avanzata opposizione alla richiesta d’archiviazione. Semplicemente, ci si trasferirà a breve da viale De Pietro, sede del tribunale penale, verso la vicina via Brenta, dove sorge quello civile. E lì si ripercorrerà l’intera strada. Insomma, la partita è tutta aperta, anche senza voler necessariamente ricercare rilievi di natura penale.      

Il direttore e l’ex presidente del Cda erano stati iscritti nel registro degli indagati dopo una circostanziata denuncia. Tutto ha avuto inizio il 30 aprile del 2008, dopo la sottoscrizione di un contratto di mutuo fondiario di 164 mila euro. Il contratto di mutuo, in merito agli interessi applicati, all’articolo 4 prevedeva un tasso fisso nominale annuo del 6,55 per cento, un tasso di preammortamento annuo del 6,55 per cento  (pari a  895,17 euro), un indicatore sintetico di costo del 6,837 per cento, un tasso di mora dell’8,50 per cento, un tipo di tasso fisso, spese di perizia di 367,20 euro, spese di istruttoria 820 euro, imposta sostitutiva 410 euro e costo per l’avviso di scadenza rata o relativa quietanza di 1,50 euro.

Al comma 3 dello stesso articolo, si evidenziava anche che “su ogni somma dovuta, a qualsiasi titolo, in dipendenza del presente contratto e dei relativi allegati, e non pagata, vanno corrisposti dal giorno di scadenza di interessi di mora a carico della parte mutuataria ed a favore della banca” (…) “Tali interessi di mora saranno calcolati al tasso nominale annuo pari al tasso, pro – tempore vigente durante la mora, per le operazioni di rifinanziamento marginale (marginal lending facility) fissato dalla Banca Centrale Europea (attualmente al 5% - cinque percento – annuo) e pubblicato sul circuito telematico Reuters alla pagina ECB01 (zero uno) ovvero sul quotidiano “Il Sole 24 Ore”, maggiorato di 3,50 (tre virgola cinquanta) punti percentuali annui”.

Qui la materia di certo si fa molto tecnica, val però la pena sapere che liIstituto bancario, stando a quanto depositato in sede di denuncia, a garanzia del capitale maturato aveva chiesto un’ipoteca volontaria per un valore doppio del capitale, quindi di 328mila euro, ricaduto su di un fabbricato a Melendugno. Cioè l’attività commerciale.

Il nodo nella questione nasce nel momento in cui la famiglia, che a oggi avrebbe versato regolarmente tutte le rate, sostiene che, a fronte della somma concessa, ha calcolato di dover restituire, in trent’anni, una somma di 375mila e 116,46 euro. Alla quale aggiungere gli interessi di preammortamento, oneri ed accessori, e costi di rata.

Da qui il sospetto di essere vittime di usura, dopo aver constatato che la formula generica sul tasso di’interesse, in caso di ritardi nel pagamento delle rate, sarebbe corrisposto al 60,32 per cento sull’intera rata, almeno sulle prime rate. Da qui anche la decisione di analizzare il contratto.

La perizia, depositata nel gennaio scorso, parte dal presupposto che la Banca d’Italia, ai sensi della legge sull’usura, per il periodo dal 1° aprile al 30 giugno del 2008, avesse individuato come tasso medio per i mutui a tasso fisso con garanzia reale, il 6,04 per cento annuo. Quindi, un tasso soglia pari al 9,06 per cento annuo. Si tratta di interessi da rapportare al solo denaro prestato dalla banca e non al debito nascente per interessi per ciascuna rata, ipotizzando il progressivo mancato pagamento. Ad avviso di chi ha sporto denuncia, l’incidenza sarebbe stata però superiore a quanto individuato dal decreto ministeriale del 18 marzo 2008.

La perizia di parte evidenzierebbe quindi un’applicazione oltre il cosiddetto "tasso soglia", con contestazioni avanzate anche all’allora presidente del Cda, poiché si ritiene che dovesse conoscere la normativa imposta da Bankitalia. Il punto è che fino ad ora sarebbero già stati versati 153mila e 267,18 euro, di cui 58mila e 38,53 per soli interessi (compresi 895,17 di preammortamento), in soli cinque anni, che scaturirebbero quindi dai denunciati da un presunto interesse usurario.

Nel febbraio scorso è stata anche inoltrata una diffida alla banca, ma la replica è stata netta: nessuno sforamento, nessun’applicazione di interessi superiori a quelli definiti “soglia”. Il pm, dal canto suo, ha ravvisato come sia stato applicato sempre lo stesso tasso, del 6,8396 per cento.

La banca, dunque, non avrebbero mostrato “alcun intervento doloso, volontario e intenzionale di lucrare interessi maggiori”. E il tasso stesso sarebbe rimasto invariato, fatti salvi “decimi o centesimi di punto”. Ma per “l’esiguità del superamento” e “la limitatezza dei periodi”, non vi sarebbe una “condotta dolosa di usura”. In sede civile, il legale cercherà di dimostrare che la vicenda tocca però l’intero periodo. Ritiene di avere ancora molte carte da giocare, comprese recenti sentenze di Cassazione.  

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