"Meridionale di m...": infermiere salentino offeso in ospedale a Moncalieri

La vicenda balzata alle cronache torinesi. Lui è gallipolino, da oltre vent'anni in Piemonte. Lavora nel reparto gessi. Ed è stato apostrofato malamente da una donna piemontese. “Impara l’italiano, prima di parlare con me”

Foto di repertorio.

TORINO – Da oltre vent’anni in Piemonte, ben inserito nel tessuto locale (anche se sogna di tornare nel suo Salento), attivo nel contesto sociale della comunità dove vive, Nichelino (è da tre anni presidente del comitato del quartiere Kennedy), Mirco Negrè è quell’operatore sanitario che nei giorni scorsi è stato apostrofato nell’ospedale “Santa Croce” di Moncalieri, dove lavora, come “meridionale di m…”. 

L'infermiere è di Gallipoli

Gallipolino, infermiere presso la sala gessi, è rimasto molto colpito, umanamente, da quell’epiteto. Un epiteto rinforzato da una frase successiva, meno volgare dal punto di vista formale, ma, a ben vedere, persino più mortificante. “Impara l’italiano, prima di parlare con me”. Tutto uscito dalla bocca di una donna piemontese sulla quarantina. La vicenda ha lasciato il segno sui giornali torinesi. Anche perché, in zona, è stata la seconda aggressione in pochi giorni ai danni di sanitari locali. Prima c’era stata quella a un altro infermiere e a un medico da parte di un soggetto ubriaco, nell’ospedale “Maggiore” di Chieri.  

Il caso che vede al centro Negrè, invece, risale a venerdì 3. Secondo quanto raccontano diverse testate torinesi, la donna era in attesa che un medico visitasse la figlia. Ma a un certo punto s’è spazientita. Sembra che ne cercasse uno in particolare, che aveva già tenuto in cura la bambina il giorno prima. Così, la richiesta di spiegazioni. In maniera decisamente fuori luogo, quando è intervenuto l’infermiere salentino che ha provato a fornire chiarimenti.

E' intervenuta la polizia locale

A quanto pare, la donna era del tutto fuori controllo, convinta persino che quel medico in particolare fosse presente, sicura di averlo visto. Quando in realtà era in ferie. E così, la situazione s’è fatta tesa, al punto tale che, davanti ai pesanti insulti, sono arrivati anche gli agenti di polizia locale per calmare gli animi. L'Asl TO5, da parte sua, ha condannato l’episodio e preso le difese dell’infermiere. 

“Come infermiere mi è stato insegnato a prestare servizio a tutti, senza discriminazione alcuna. Così è stato anche quel giorno”, commenta amareggiato l’interessato. “Non è stata un’esperienza piacevole, ma non sarà questo episodio a togliermi la voglia di aiutare la gente bisognosa”. Già, proprio come “noi meridionali sappiamo fare, perché curiamo il cuore oltre la malattia”. Ed è la sua riposta al livore, all'esasperazione e ai beceri pregiudizi. 

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