Yacht carico di migranti scovato nel mare di Leuca dai finanzieri

A bordo una trentina di varie nazionalità mediorientali, fra cui due famiglie. Un ucraino di 37 anni sospettato di essere lo scafista. E' il terzo sbarco in pochi giorni

SANTA MARIA DI LEUCA – E’ bastato che il gelido vento spirante da nord si placasse, dopo aver investito per due giorni pieni il Salento, per agevolare il terzo sbarco di migranti in pochi giorni. Prima il 2 gennaio, a Santa Maria di Leuca; poi il 5, a San Cataldo, marina di Lecce, proprio poche ore prima che iniziasse a imperversare la burrasca; infine, questa sera, ancora una volta a Santa Maria di Leuca.

Una trentina gli stranieri, intercettati al largo, nel buio, mentre erano assiepati a bordo di uno yacht modello Posillipo Tobago 47 special di circa 14 metri, risultato poi iscritto al porto di Amsterdam. Il camuffamento è servito a poco, perché gli uomini a bordo di un pattugliatore del Reparto operativo navale della guardia di finanza hanno notato subito lo scafo che affondava appesantito nell'acqua a causa di qualche carico importante. L’imbarcazione, in avvicinamento alle coste salentine, è stata così bloccata e poi scortata verso il porto della marina di Castrignano del Capo.

Avvisata la sala operativa regionale della Croce rossa, i volontari del comitato di Lecce sono stati smistati sul posto per la prima accoglienza. A bordo dello yacht c’erano gruppi misti, fra cittadini di nazionalità iraniana, irachena, afghana, turca e siriana, tra i quali due nuclei famigliari con una donna e un minore al seguito.

Non solo. Del gruppo faceva parte anche un ucraino di 37 anni, sospettato di essere lo scafista e per il quale dovrebbe scattare il fermo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, una volta ottenute conferme dai migranti che fosse questi a trovarsi alla conduzione della barca. Sono tutti in via d’ascolto nel centro d’accoglienza “Don Tonino Bello” di Otranto, dove sono stati trasferiti nel corso della notte.

Non c’è nulla di casuale, è evidente. Tutto calcolato anche sulla scorta delle previsioni meteorologiche, per capire quando partire e dove indirizzarsi per l’approdo. E che si sia già al terzo viaggio verso il Salento nell’arco di appena sette giorni, in questo primo scorcio di 2020, è forse sintomatico di un fenomeno che, lungi dall’essere mai terminato (è praticamente ininterrotto almeno dal 2008, in provincia di Lecce, per quanto riguarda la tratta dal Medio Oriente), potrebbe manifestare un nuovo picco, rispetto ai numeri in calo degli ultimi anni, considerando la pericolosa instabilità degli attuali scenari internazionali. Ovviamente, solo un’ipotesi basata sull’osservazione, non una certezza.     

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