Morì dopo l'applicazione di un gesso, eseguita l'autopsia. Tre i medici indagati

E' stata eseguita oggi, a distanza di quasi due mesi della morte, l'autopsia sul corpo di Tiziana De Santis, la 42enne originaria di Squinzano deceduta il primo marzo. L'esame autoptico, eseguito dal medico legale Roberto Vaglio, ha stabilito che a causare il decesso è stato un embolo

LECCE – E’ stata eseguita oggi, a distanza di quasi due mesi della morte, l’autopsia sul corpo di Tiziana De Santis, la 42enne originaria di Squinzano deceduta il primo marzo. La lunga attesa dei familiari della donna, che attendevano di poter celebrare il funerale, è dunque terminata. L’autopsia, eseguita dal medico legale Roberto Vaglio, ha stabilito che a causare il decesso è stato un embolo. Bisognerà attendere l’esito degli esami per avere un quadro più chiaro del decesso. All’esame autoptico hanno partecipato anche il medico legale Francesco Faggiano, nominato dalla famiglia della donna, e Vincenzo Garzya, nominato dagli indagati.

Sono tre i medici dell’ospedale di Copertino iscritti nel registro degli indagati dal sostituto procuratore Maria Vallefuoco,  e che hanno avuto in cura la 42enne. L’ipotesi di reato è di omicidio colposo per “ipotizzate condotte colpose dovute a negligenza, imprudenza, imperizia, inosservanza di leggi regolamenti ordini e discipline, nella cura della paziente”.

A dare avvio all’inchiesta l’esposto presentato dai famigliari della donna, assistiti dall’avvocato Paolo Spalluto. La donna aveva riportato una frattura composta alla gamba, che aveva richiesto l’applicazione di un gesso presso l’ospedale di Copertino. Dopo l’applicazione, la paziente era stata dimessa e aveva fatto ritorno a casa. Poi, improvvisamente, le condizioni della 42enne si sono aggravate. La donna ha accusato un malore, con vertigini e forti dolori alla testa, tanto da costringere i suoi parenti a chiamare con urgenza il 118. L’ambulanza ha raggiunto pochi minuti dopo l’abitazione della donna a Squinzano, ma la corsa si è rivelata inutile. I sanitari, dopo aver cercato di rianimare in ogni modo la 42enne e di raggiungere l’ospedale “Vito Fazzi”, non hanno potuto fare altro che costatare il decesso.

Una morte tanto improvvisa quanto inaspettata, che ha spinto i famigliari della vittima a recarsi presso la stazione dei carabinieri per sporgere denuncia, evidenziando possibili relazioni tra le conseguenze e la cura della frattura e la morte della loro cara. Più che all’applicazione del gesso la morte potrebbe essere legata, secondo il consulente di parte, a un’errata cura farmacologica necessaria a evitare la formazione di emboli. 

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