Morì dopo una caduta dal letto nel Crap: archiviata l’inchiesta su 17 sanitari

Accolta la richiesta del pm, contro la quale si erano opposti i familiari. Per il giudice il decesso di un 67enne fu accidentale

Il tribunale di Lecce.

LECCE - Si chiude con un’archiviazione l’inchiesta sulla morte del 67enne di Surbo Walter Paladini, avvenuta il 5 novembre 2014, qualche giorno dopo essere caduto dal letto nel Crap (una delle Comunità riabilitative assistenziali psichiatriche del Dipartimento di salute mentale) di Strudà, dove era ospite. Lo ha deciso il giudice Alcide Maritati, condividendo le conclusioni alle quali era giunto il sostituto procuratore Paola Guglielmi, titolare del fascicolo, e contro le quali si erano opposti i due fratelli di Paladini che invece avevano chiesto l’imputazione coatta per i “camici bianchi” indagati.

Proprio a seguito della denuncia dei congiunti che lamentavano negligenze (in particolare quella dell’assenza di barriere di contenimento al letto), erano stati iscritti 17 sanitari, tra personale del Crap, equipaggio del 118 e medici del reparto di Neurochirurgia dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, dove l’anziano fu operato.

Ma per il pm così come per il giudice, “non appare ipotizzabile una condotta alternativa che avrebbe evitato il decesso di Paladini, atteso che l’evento morte è imputabile ad una causa accidentale, non altrimenti evitabile, non essendo prescritto in alcuna linea guida afferente le patologie dalle quali era affetto il Paladini che vi fosse un obbligo di predisporre supporti contenitivi”.

Fondamentale alla decisione di chiudere così il caso è stata la consulenza disposta, durante le indagini, dal sostituto Guglielmi e svolta dal medico legale Roberto Vaglio e dallo psichiatra Domenico Suma. Gli esperti accertarono che l’anziano “non era un soggetto a rischio di cadute” e che “l’evento caduta, in assenza di precedenti, appare del tutto accidentale”. “La diagnosi di demenza, di per sé, non giustifica il ricorso a presidi contenitivi e/o a strategie specifiche ambientali da applicare in ottica di prevenzione”. I consulenti, inoltre, esclusero “profili di censura delle condotte del personale medico e sanitario operante presso la Crap di Strudà durante tutta la permanenza dell’ospite, ivi comprese le attività di primo soccorso poste in essere dopo la caduta”. L’uomo, si legge nell’ordinanza di archiviazione, fu operato a distanza di neppure 6 ore dalla caduta, dopo che fu accertata la gravità del trauma cranico.

Gli indagati erano assistiti dagli avvocati Michele Reale, Luigi Covella, Marco Doria, Pierluigi Dell'Anna, Germana e Mirca Spedicato e Alessandro Calò.

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