Morì suicida, assoluzione per il compagno dall'accusa di maltrattamenti

La sentenza nel giudizio abbreviato scaturito dall'inchiesta sulla tragica morte di una donna di 39 anni originaria di Trepuzzi

LECCE – Si è chiuso con un’assoluzione il giudizio abbreviato nei confronti di Angelo Quarta, il 42enne di Trepuzzi accusato di maltrattamenti in famiglia. Si tratta della vicenda giudiziaria scaturita da un evento tragico, il suicidio di Giovanna Trofino, la donna di 39 anni morta la sera del 3 giugno 2014, dopo essersi lanciata dal balcone al secondo piano dell'anonima palazzina in cui viveva con il compagno, in via Marconi a Trepuzzi, una stradina a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria.

Il pubblico ministero Donatina Buffelli ha chiesto per due volte l’archiviazione del procedimento, ma dopo l’opposizione dei famigliari della donna, che hanno ipotizzato presunti comportamenti vessatori da parte dell’uomo nei confronti della vittima, il gip Carlo Cazzella ha disposto l’imputazione coatta nei confronti del 42enne.

Si chiude così una vicenda controversa in cui la difesa dell’imputato, rappresentato dall’avvocato Marco Pezzuto, aveva già evidenziato, prima dell’imputazione coatta, l’assoluta estraneità del suo assistito ai fatti contestati. In una corposa e dettagliata memoria difensiva non solo è stata evidenziata la mancanza di episodi di maltrattamenti (se non singoli episodi di normali litigi), ma l’opera dell’imputato (mal visto dai genitori della donna), che ha cercato in ogni modo di aiutare la 39enne a superare i problemi di depressione e la dipendenza dall’alcol, causati dall’impossibilità di riallacciare un rapporto con il precedente compagno. Una tesi condivisa in pieno dal gup Vincenzo Brancato.

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