Morì travolto da una gru: condannato il fratello, titolare dell'azienda

All'origine, una serie di errori di montaggio e mancato rispetto delle norme di sicurezza. Il fatto avvenne a Porto Cesareo

LECCE – Furono errori probabilmente evitabili e il mancato rispetto delle norme di sicurezza a provocare la morte di Pietro Miccoli, 47enne di Torre Santa Susanna. E ora, per quella vicenda, risalente al 22 ottobre del 2013 e avvenuta a Porto Cesareo, è stato condannato il fratello, Antonio, 55enne. La sentenza è stata emessa dal giudice Sergio Mario Tosi e prevede due anni per l’imputato (titolare dell’impresa), pagamento delle spese processuali e di una provvisionale a favore della moglie della vittima, assistita da Giesse Risarcimento Danni, gruppo specializzato con sede a Francavilla Fontana.

La vittima, quel giorno, era arrivata con un autocarro in un cantiere sulla provinciale che collega due località cesarine, Torre Lapillo a Punta Prosciutto, per mettersi al lavoro con il fratello, titolare dell’azienda di famiglia. Purtroppo, mentre stava trasferendo del materiale con la gru montata sul camion, all’improvviso la base cedette di netto. Miccoli cadde e rimase schiacciato tra il muretto di recinzione del cantiere e la gru. Gli operatori del 118 non poterono fare nulla. L’uomo morì sul colpo. Furono i vigili del fuoco a estrarre la salma da sotto il braccio meccanico.

La dinamica precisa è stata accertata dal perito Lorenzo Spinelli, incaricato dal pubblico ministero Paola Guglielmi, e si è unita ai rilievi di Spesal e carabinieri, i quali hanno anche evidenziato diverse mancanze, attribuibili a Miccoli in qualità di titolare e riguardanti l’obbligo di fornire ai lavoratori mezzi idonei allo svolgimento dei lavori e l’osservanza delle norme di sicurezza.

Le perizie hanno rilevato come la gru e il mezzo su cui era montata non fossero in regola con le visite periodiche necessarie a garantirne il funzionamento. Questo, quanto mai necessario visto che la gru aveva già molti anni di servizio: era stata costruita e omologata nel lontano 1992.

Peraltro, acquistata nel 1999 di seconda mano insieme al mezzo su cui era montata, la gru nel 2002 era stata rimossa e rimontata sull’autocarro dell’incidente in modo errato. Proprio il fissaggio non a regola d’arte, infatti, è stato fra le concause del distaccamento. In aggiunta, il mezzo stesso era stato rubato e poi recuperato meno di un mese prima dell’incidente. Una circostanza che, per legge, avrebbe comportato l’obbligo di una verifica supplementare delle sue condizioni.

Le verifiche periodiche avrebbero potuto rilevare l’errore di montaggio, l’usura del mezzo e l’assenza di cinture di sicurezza nella zona dei comandi sul lato della gru, dispositivo che avrebbe potuto impedire a Pietro Miccoli di perdere l’equilibrio e rimanere schiacciato, nonostante stesse trasferendo un peso superiore a quello consentito dal certificato di omologazione della macchina.

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“Si tratta di un caso molto grave - evidenzia Giuseppe Vacca, responsabile di Giesse Francavilla - in cui come troppo spesso accade a causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza una famiglia si trova a piangere la perdita di un proprio caro. La speranza è che sentenze come questa contribuiscano a rendere più sicuri i luoghi di lavoro e ad abbassare l’inaccettabile numero di vittime che ogni giorno perdono la vita”.

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