Morte di Ivan Ciullo compatibile con ipotesi suicidio. La difesa: “Pronti a ribattere”

Depositata la consulenza dei periti della procura per far luce sulla morte del dj. Dopo l’autopsia riprende corpo l’ipotesi del suicidio ma i legali della famiglia presenteranno una memoria tecnica

ACQUARICA DEL CAPO - Dopo l’autopsia nel cimitero di Acquarica del Capo, a seguito della riesumazione del cadavere disposta dalla procura di Lecce, ed effettuata il 17 maggio scorso dai medici legali incaricati, Francesco Introna e Alberto Tortorella, è arrivata sul tavolo del pubblico ministero Maria Vallefuoco la relazione sul caso della morte del dj salentino Ivan Ciullo. Il caso, grazie alla caparbietà dei genitori del giovane che non hanno mai creduto alla ipotesi del suicidio, era stato riaperto nei mesi scorsi alla luce anche degli approfondimenti medico legali forniti dal collegio difensivo, costituito dai legali Valter Biscotti e Paolo Maci, e corredati dai rilievi degli esperti di parte, Giuseppe Panichi e Roberto Lazzari. E si era giunti anche alla disposizione della riesumazione del cadavere e all’effettuazione dell’autopsia sul corpo del dj radiofonico nell’ambito del nuovo filone d’inchiesta avviato con l’ipotesi di istigazione al suicidio.   

Ma a seguito della consegna della relazione di oltre un centinaio di pagine sull’esito dell’autopsia, e a dispetto di quanto sembrava essere palesato in un primo momento, il riscontro dei periti incaricati dalla procura sembrerebbe invece propendere verso un’ipotesi compatibile con quella del gesto estremo volontario di togliersi la vita. L’ipotesi che non si sia trattato di un suicidio, come derubricato nelle prima fase dell’inchiesta, perderebbe terreno, anche se i genitori di Ivan Ciullo, la mamma Rita Bortone e il padre Sergio Martella, con il legale Paolo Maci, presenti questa mattina in tribunale, sono pronti nuovamente a presentare nuovi elementi e rilievi per fare in modo che il caso non venga per la terza volta consecutiva archiviato come suicidio. Sarà il magistrato titolare del fascicolo, Maria Vallefuoco, ora a trarre le dovute conclusioni sulla base dei riscontri dei periti di parte. "Morte asfittica per impiccamento, del tutto attendibilmente di natura suicidaria", è la sintesi conclusiva che compare sul referto dell'autopsia compiuta a maggio sul corpo riesumato di Ivan Ciullo, in arte Navi, depositata in queste ore in procura.  

Un risultato che è ovviamente di segno opposto rispetto alle conclusioni a cui erano invece giunti, nei mesi scorsi, i consulenti della famiglia del dj, i quali hanno cercato di dimostrare, riscontri fotografici e tecnici alla mano, che il giovane sarebbe stato ucciso per strangolamento. Il legale della famiglia, Paolo Maci, anche a nome dell’avvocato Valter Biscotti, ha annunciato il deposito di “una memoria tecnica”, con relative osservazioni per contestare punto per punto l'esito delle conclusioni dei periti della procura. “Ribatteremo sicuramente, rispetto alla perizia resa in procura, punto per punto questa tesi dei periti e proporremo considerazioni diverse così come già valutato e accertato dai nostri consulenti e siamo certi che i magistrati prenderanno in esame il tutto con estrema serietà e competenza come fatto finora perché per noi l’ipotesi del suicidio non è compatibile con le modalità nelle quali è stato ritrovato il corpo di Ivan nelle campagne di Acquarica”. Anche i genitori del giovane dj sperano che il pm Vallefuoco proceda con ulteriori indagini in merito alla morte del figlio. Già in precedenza, per due volte, il sostituto procuratore Carmen Ruggiero, passata di recente alla Dda, aveva chiesto e ottenuto dal gip, Vincenzo Brancato, l’archiviazione del caso ritenendolo un suicidio. Il corpo del dj radiofonico fu trovato impiccato ad un albero di ulivo il 22 giugno del 2015, in località Le Calìe, nelle campagne di Acquarica del Capo.

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