Morte di un bimbo di soli quindici mesi, il giudice dispone ulteriori indagini

Accolta la richiesta di opposizione all'archiviazione presentata dai legali dei genitori, con una proroga di altri tre mesi

LECCE – Ci saranno altri tre mesi d’indagini per stabilire le cause della morte del bimbo di quindici mesi deceduto due anni fa, dopo una settimana di coma, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Il gip Carlo Cazzella ha accolto la richiesta di opposizione all’archiviazione presentata dai legali dei famigliari del bimbo, assistiti dagli avvocati Sergio Signore e Giampiero Tramacere.

La proroga riguarda solo due dei sei medici iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo dal pubblico ministero Roberta Licci, titolare del procedimento. Per gli altri, quattro, infatti, il giudice ha disposto l'archiviazione. Nel collegio difensivo gli avvocati Antonio Degli Atti, Ester Nemola e Stefano De Francesco.

A dare avvio all’inchiesta era stata la denuncia presentata dai genitori del bimbo. Secondo i famigliari, il bimbo non avrebbe ricevuto la corretta diagnosi e non sarebbe stato curato in modo appropriato (neanche dopo il ricovero), dopo aver accusato un malore. L’incubo per la famiglia di Castromediano era iniziato con l’anno nuovo, quando la coppia si era accorta che il figlio di quindici mesi aveva la febbre alta che, nonostante la somministrazione di antipiretici, non scendeva. I due avevano quindi deciso di recarsi al pronto soccorso dell’ospedale “Vito Fazzi”, dove al piccolo paziente sarebbe stata riscontrata un’infezione alle tonsille e prescritta una cura farmacologica da seguire a casa. Il giorno dopo, però le condizioni del bimbo si sarebbero improvvisamente aggravate, tanto da portare a un ricovero d’urgenza.

Nonostante le cure del caso, il quadro clinico del paziente aveva continuato a peggiorare, tanto da rendere necessario il trasferimento nel reparto di Rianimazione in stato comatoso, causato da un’ischemia, da cui non si è più ripreso. Gli esami avrebbero riscontrato un’infezione polmonare che, secondo quanto denunciato nell’esposto presentato, poteva e doveva essere diagnosticata molto prima. Ogni tentativo di rianimare il bimbo, anche attraverso farmaci di ultima generazione, si era rivelato sin qui inutile. Poi il tragico epilogo che aveva strappato il piccolo all’affetto dei suoi cari. 

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