Morte in corsia di una 39enne, Asl: decesso avvenuto il giorno dopo la broncoscopia

In attesa che l'inchiesta della magistratura faccia il suo corso (cinque i medici indagati), è la stessa Asl di Lecce a intervenire sul caso e fornire alcuni chiarimenti riguardo alla morte i Maria De Blasi, la donna di 39 anni di Cavallino, deceduta martedì mattina nell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce

LECCE – Sarà eseguita nei prossimi giorni l’autopsia per stabilire le cause dalla morte di Maria De Blasi, la donna di 39 anni di Cavallino, deceduta martedì mattina nell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce dopo essere stata sottoposta a una broncoscopia il giorno precedente. In attesa che l’inchiesta della magistratura faccia il suo corso (cinque i medici indagati), è la stessa Asl di Lecce a intervenire sul caso e fornire alcuni chiarimenti.

In particolare, si legge in una nota, la Asl ha “acquisito le relazioni dai medici interessati, da cui emerge in maniera chiara che la paziente è deceduta per un'emorragia massiva (non sappiamo se a origine bronchiale o esofago-gastrica) il giorno dopo l'esecuzione dell'esame e non durante lo svolgimento dello stesso. La paziente, purtroppo non era in perfetta salute, , ma era affetta da una grave patologia neoplastica del fegato (esteso adenocarcinoma) a sospetta provenienza polmonare (come rilevato da esame bioptico). Gli esami propedeutici alla broncoscopia erano nella norma, e durante la broncoscopia si è verificato un sanguinamento, fermato a seguito degli opportuni trattamenti”.

Dalla direzione sanitaria evidenziano inoltre che “la paziente è stata comunque trattenuta per osservazione e nel corso delle successive 24 ore non ha mai mostrato segni di scompenso emodinamico né episodi di emottisi od ematemesi restando sempre vigile e collaborante, tanto che durante il giro visita della mattina del 5 gennaio (intorno alle ore 8.30), viste le sue condizioni generali apparentemente del tutto normali, sono state disposte le dimissioni a domicilio. Alle ore 9.30 la paziente ha presentato improvvisamente, in pieno benessere, massiva emorragia con arresto cardiocircolatorio ed exitus, nonostante le immediate manovre rianimatorie”.

“Siamo vicini alla famiglia alla quale porgiamo il nostro cordoglio – dice il commissario straordinario Silvana Melli –. Una giovane vita stroncata getta tutti, operatori sanitari compresi, nel più profondo sconforto”. “E' tuttavia nostro dovere – conclude Melli – adoperarci affinché vengano fornite informazioni corrette e non sia screditato l'operato delle nostre strutture. Attendiamo comunque e con fiducia l'esito dell'esame autoptico e confidiamo nell'operato degli inquirenti che si spera porti ad escludere responsabilità addebitabili all'operato dei colleghi del Vito Fazzi”.

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Commenti (1)

  • Non mi stupisco. Avete mai frequentato l'oncologico di Lecce? Il paziente appartiene a tutti i medici e quindi nessuno si prende la responsabilità di indicare una terapia chiara. Molti infermieri sono sgarbati e sembra che facciano delle concessioni quando devono semplicemente svolgere le loro mansioni, alcuni medici sembra che debbano concedere ai familiari informazioni sulla salute dei pazienti, abbandonati nel letti, magari con piedi gonfi di cui nessuno si è accorto. Una situazione indecente. In certi luoghi l'educazione, l'umanità e vorrei dire la "deontologia professionale" dovrebbe essere imposta, se, come capita, è stata messa completamente da parte.

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