Morte sospetta dopo l'applicazione del gesso, fissata l'autopsia. Un medico indagato

Sarà conferito il prossimo 9 aprile, al medico legale Roberto Vaglio, l'incarico di eseguire l'autopsia sul corpo di Tiziana De Santis, la 42enne originaria di Squinzano deceduta il primo marzo e il cui corpo si trova nella camera mortuaria dell'ospedale "Vito Fazzi". Indagato un medico dell'ospedale di Copertino

LECCE – Sarà conferito il prossimo 9 aprile, al medico legale Roberto vaglio, l’incarico di eseguire l’autopsia sul corpo di Tiziana De Santis, la 42enne originaria di Squinzano deceduta il primo marzo e il cui corpo si trova nella camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi”. La lunga attesa dei famigliari della donna, che da oltre un mese attendono di poter celebrare i funerali, è dunque terminata. Prima dell’esame autoptico, infatti, è stato necessario identificare il personale medico che ha curato la donna e che, come atto dovuto, va iscritto nel registro degli indagati prima di procedere a un “atto irripetibile”. Un solo nome è stato iscritto nel registro degli indagati dal sostituto procuratore Maria Vallefuoco, si tratta di un medico in servizio presso l’ospedale di Copertino. L’ipotesi di reato è di omicidio colposo per “ipotizzate condotte colpose dovute a negligenza, imprudenza, imperizia, inosservanza di leggi regolamenti ordini e discipline, nella cura della paziente”.

A dare avvio all’inchiesta l’esposto presentato dai famigliari della donna, assistiti dall’avvocato Paolo Spalluto. La donna aveva riportato una frattura composta alla gamba, che aveva richiesto l’applicazione di un gesso presso l’ospedale di Copertino. Dopo l’applicazione, la paziente era stata dimessa e aveva fatto ritorno a casa. Poi, improvvisamente, le condizioni della 42enne si sono aggravate. La donna ha accusato un malore, con vertigini e forti dolori alla testa, tanto da costringere i suoi parenti a chiamare con urgenza il 118. L’ambulanza ha raggiunto pochi minuti dopo l’abitazione della donna a Squinzano, ma la corsa si è rivelata inutile. I sanitari, dopo aver cercato di rianimare in ogni modo la 42enne e di raggiungere l’ospedale “Vito Fazzi”, non hanno potuto fare altro che costatare il decesso.

Una morte tanto improvvisa quanto inaspettata, che ha spinto i famigliari della vittima a recarsi presso la stazione dei carabinieri per sporgere denuncia, evidenziando possibili relazioni tra le conseguenze e la cura della frattura e la morte della loro cara. Più che all’applicazione del gesso la morte potrebbe essere legata, secondo il consulente di parte, a un’errata cura farmacologica necessaria a evitare la formazione di emboli. Nel registro degli indagati, comunque, non è stato iscritto il nome dei medici che hanno curata la donna successivamente all’applicazione del gesso.

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