Morte sospetta in corsia, il legale della famiglia: "Ancora nessun riscontro dall'autopsia"

L'avvocato Fabrizio Pellegrino, legale dei figli della signora Rita Pellegrino, la donna deceduta presso l'Ospedale Vito Fazzi di Lecce dopo la caduta da una barella esprime meraviglia per la notizia secondo cui l'autopsia disposta dal pubblico ministero avrebbe escluso il decesso per cause traumatiche

LECCE – L’avvocato Fabrizio Pellegrino, legale dei figli della signora Rita Pellegrino, la donna deceduta presso l’Ospedale Vito Fazzi di Lecce dopo la caduta da una barella  esprime meraviglia per la notizia secondo cui l’autopsia disposta dal pubblico ministero avrebbe escluso il decesso per cause traumatiche. “A tutt’oggi –, sottolinea il legale, non è stata depositata alcuna consulenza medica (oggetto tra l’altro di indagini preliminari) a firma del medico legale Roberto Vaglio finalizzata ad accertare l’esistenza o meno di un nesso causale tra la caduta della barella ed il decesso della paziente”. “Del resto, continua l’avvocato Pellegrino, poiché l’autopsia è stata effettuata solo in data 15 novembre (e quindi solo cinque giorni addietro) mancano i tempi tecnici necessari per eseguire analisi sui tessuti prelevati a seguito dell’esame autoptico. Solo a seguito dei risultati di tali esami, infatti, sarà possibile per il medico legale chiarire le cause del decesso.

A sollevare il caso le dichiarazioni del primario del Pronto soccorso Silvano Fracella che ha affermato che “la paziente, malata di Alzheimer è arrivata da noi alle 21,28 con importanti patologie:  insufficienza renale, cardio-respiratoria e scompenso metabolico. Vengono effettuati subito:  gli esami del sangue, l’emogasanalisi, gli enzimi marcatori cardiaci e altre consulenze. Visto poi il quadro clinico complesso, viene disposta anche una radiografia “a letto” al torace e all’addome (per non spostare la paziente). Non è stata abbandonata in un angolo per quattro ore, come è stato riferito ai giornali”.

“E’ stato un incidente imprevedibile causato da una serie di circostanze”, afferma il responsabile del Pronto soccorso, “per fare la lastra Rx si deve portare la paziente in una sala schermata, dove non può stare nessuno, per via delle radiazioni. Lo stesso operatore deve stare dietro a uno schermo”. La donna – continua il dottore Fracella – in uno stato semi soporoso e non collaborante, è stata fissata con una benda alle spondine. Dopo i raggi al torace si passa all’addome (per un eventuale blocco intestinale); esame che si esegue in piedi. Quindi il tecnico di radiologia ha sollevato lo schienale della barella e ha tirato su la paziente. Ma proprio al momento dello scatto della radiografia la donna, in posizione semi seduta, si muove e cade per terra”.

Il dottore Fracella è convinto che, anche se la spondina fosse stata alzata, la paziente sarebbe caduta lo stesso, “visto che il tubolare in alluminio, tenuto verticale da un piccolo spinotto – spiega - non corre lungo tutta la barella, ma solo per un breve tratto”. I sanitari del Pronto soccorso, precisa il dottore Fracella, hanno agito con apprezzabile scrupolo. “Dopo la caduta, alla paziente sono stati praticati tre punti di sutura e sottoposta a una Tac al cranio, che dà esito negativo. Concluso l’iter diagnostico,  alle 2,10 è stata ricoverata in Medicina e attorno alle 5,30 del mattino è deceduta”.

Una ricostruzione confutata dal legale della famiglia della vittima: “Sarà la competente autorità giudiziaria ad accertare eventuali profili di responsabilità in capo al personale medico ed infermieristico di turno la notte in cui si è verificato l’evento, atteso che la ricostruzione effettuata dal dottor Fracella appare del tutto discordante con quanto riferito dai testimoni di parte offesa”.

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