Muore in ospedale, i famigliari invocano giustizia

Un'anziana è morta all'ospedale "Vito Fazzi" nella notte tra venerdì e sabato scorso. Dopo essere stata ricoverata per dolori alla spalla è rientrata in casa, ma dopo alcune ore la signora è morta

Un presunto caso di malasanità nei corridoi del "Vito Fazzi" o cos'altro? Daniele Bruno, di Castrì, vuole vederci chiaro sulla morte della madre 78enne Abbondanza Ingrosso, deceduta in circostanze misteriose nella notte tra venerdì e sabato scorso e nei prossimi giorni intende sporgere in caserma una circostanziata denuncia per chiarire i contorni della misteriosa dipartita. "Mia madre, nonostante l'attempata età, godeva di ottima salute", confessa Daniele raggiunto telefonicamente. "Gli unici acciacchi erano legati ad una leggera osteoporosi che non intaccava, comunque, il suo fare quotidiano".

I guai sarebbero iniziati nella serata tra venerdì e sabato scorso. "Intorno alle 22", racconta Daniele, "mia madre ha incominciato ad avvertire forti dolori alla spalla. Abbiamo prontamente allertato un'ambulanza del 118 e dopo i primi accertamenti, il medico ha ritenuto opportuno l' immediato trasporto al pronto soccorso per effettuare esami più approfonditi". All'interno del nosocomio leccese, l'anziana signora avrebbe atteso a lungo prima di essere sottoposta all'ecocardiogramma. "Il cardiologo", ci spiega Daniele, "tardava a scendere dal reparto. Dopo circa mezz'ora di attesa, il medico è finalmente comparso e mia madre è stata sottoposta agli esami del sangue e ad un ecocardiogramma che avrebbe evidenziato, a detta del dottore, un leggero gonfiore della vena aorta sinistra e un piccolo rigonfiamento dell'aorta addominale che non poteva essere analizzato fino in fondo a causa della concomitante mancanza dei macchinari".

Rientrata in pronto soccorso, il quadro clinico della signora Ingrosso sarebbe peggiorato. "Dopo l'intervento degli infermieri che le hanno somministrato un calmante", precisa il signor Bruno, "i dolori alla spalla si facevano sempre più lancinanti. E' sopraggiunta una fastidiosa tosse e mamma avvertiva i primi conati di vomito". Malgrado le pressioni dei famigliari, (l'anziana era stata accompagnata in ospedale da tre figli e due cognate), che chiedevano il ricovero della propria congiunta, il personale sanitario avrebbe invitato a rientrare a casa e di ritornare qualora fosse sopraggiunta qualche complicanza.

Dopo il rientro della signora Ingrosso nella propria abitazione a Castrì, in via Francesco Guccini, intorno alle tre di notte, la situazione è naufragata. "La tosse e gli impulsi di vomito aumentavano" ci confida Daniele. "Appena mia madre si è addormentata, dopo 15 minuti di sonno interrotto di continuo da improvvisi lamenti, abbiamo sentito un urlo forte, secco. Mamma si è alzata dal letto di scatto per poi accasciarsi. In quel momento abbiamo intuito la gravità su quanto stava succedendo. Non rispondeva più. Era entrata in coma. Abbiamo richiamato il 118", commenta con voce sempre più bassa Daniele.

"Giunta in ospedale alle 4 e 30, mia madre non dava più segnali di vita. Le hanno fatto una Tac che ha evidenziato un'emorragia interna e dopo dieci minuti il suo cuore si è fermato". Ora i sei figli, Piero, Lucia, Luigi, Vito, Pantaleo e Daniele chiedono giustizia. Vogliono capire se la morte della madre poteva essere evitata, se ci sia stata un'imperizia, una leggerezza da parte dei medici ed accertare eventuali responsabilità colpose.

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