Nanotecnologie in campo contro la Xylella: ricerca per trattamento e diagnosi precoce

Presentato presso il campus di Ecotekne il progetto elaborato dal cluster universitario che proverà a dare una risposta sostenibile ed efficace all'epidemia. L'iniziativa è stata di Coldiretti che si è rivolta al Distretto tecnologico regionale. A disposizione 550mila euro

Una foto della presentazione del progetto.

LECCE – Il principio terapeutico, per sommi capi, è molto semplice: iniettare nel sistema linfatico degli ulivi un vettore che vada alla caccia del batterio della Xylella fastidiosa, agendo in maniera selettiva solo su di esso liberando molecole di sostanze già usate in agricoltura, come il solfato di rame.

Il metodo è quello delle nanotecnologie, dal momento che gli xilemi, cioè l’equivalente per le piante dell’impianto vascolare dell’essere umano, hanno una grandezza di 20 micrometri.  Contro la diffusione del disseccamento rapido del legno si muove finalmente anche la ricerca universitaria del territorio pugliese.

Questa mattina, nel campus di Ecotekne, alla presenza dell’assessore regionale Loredana Capone è stato presentato il cluster che il Distretto Tecnologico Agroalimentare della Regione Puglia, su sollecitazione di Coldiretti, ha messo insieme per individuare un rimedio efficace ma anche strumenti di diagnosi per prevenire l’estensione dell’epidemia. Il progetto, elaborato alla fine della scorsa estate, è arrivato 18esimo su 126 nella graduatoria di un bando emanato dall’assessorato allo Sviluppo economico della Regione Puglia e disporrà di un  budget di circa 550mila euro.

Per quanto riguarda il possibile trattamento della Xylella, la fase preliminare è già stata portata termine in laboratorio: Giuseppe Ciccarella, ricercatore dell’Università del Salento, ha spiegato che è stata dimostrata la funzionalità del nanovettore iniettato in alcune piantine. Si tratta ora di passare ad una scala maggiore e di vedere come reagisce l’ulivo. I risultati non arriveranno da un giorno all’altro, perché è necessario aspettare il compimento di un ciclo biologico.

Per ciò che concerne l’aspetto della diagnosi, invece, l’obiettivo di Tapass (Tecnologie abilitanti per produzioni agroalimentari sicure e sostenibili, questo il nome del cluster) è di individuare quelle molecole che possano dimostrare la presenza del batterio ben prima che si manifesti, in modo anche da ricostruire una mappa dell’eventuale estensione e anticipare le azioni di intervento. Contro la Xylella così come ogni altro batterio in campo fitopatologico.

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Già due settimane addietro, su iniziativa della Confederazione dei produttori agricoli, era stata illustrata la sperimentazione studiata da esperti dell’Università di Foggia per alcuni uliveti colpiti dall’epidemia: il loro convincimento è che le piante possano essere aiutate a rigenerarsi grazie all’azione di prodotti biocompatibili già esistenti in commercio o di molecole associate tra di esse in varie combinazioni, la cui efficacia è stata già verificata contro la batteriosi del kiwi.

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