Nascoste nel serbatoio dell'auto pistole e armi da guerra, arrestato 22enne

Andrea Nurce, un insospettabile, è stato fermato nel porto di Bari, mentre sbarcava da un traghetto proveninete dal Montenegro. Occultate nel mezzo preso a noleggio c'erano 9 pistole e tre armi da guerra

Una foto aerea del porto di Bari.

LECCE – Doveva essere un controllo di routine, su uno dei tanti veicoli che ogni giorno transitano dal porto di Bari, da sempre crocevia di gente, merci e affari. Andrea Nurce, 22enne di Galatina (di origini albanesi), stava sbarcando, a bordo di una Grande Punto presa a noleggio, da un traghetto proveniente dal Montenegro. Non immaginava, o forse semplicemente temeva, di finire nella fitta rete dei controlli disposti dai funzionari dell’ufficio delle Dogane di Bari e dei militari della Guardia di finanza, del primo Nucleo operativo. Il suo “nulla da dichiarare” non ha convinto gli investigatori, insospettiti dal nervosismo del 22enne.

L’auto è stata dunque condotta nella cosiddetta “buca”, per essere sottoposta a un controllo più accurato. L’intuizione dei militari si è rivelata vincente. Nascoste all’interno del serbatoio del carburante, le fiamme gialle hanno rinvenuto nove pistole, tra cui numerose Tokarev (arma assai diffusa nella ex Jugoslavia), la celebre Zastava M70 (utilizzata dalla polizia e dall’esercito jugoslavo), e un micidiale revolver Smith & Wesson (calibro 38 special). Inoltre sono state recuperate tre armi camuffate da penna, classificate come da guerra. Nascosti in un pacchetto di sigarette c’erano anche 23 proiettili calibro 7,65.

Per Nurce, incensurato e volto completamente sconosciuto alle forze dell’ordine, è scattato l’arresto per possesso e traffico di armi da guerra e clandestine. Il 22enne è stato trasferito, su disposizione del magistrato di turno della Procura di Bari, Angela Morea, nel carcere del capoluogo adriatico. Questa mattina è comparso, alla presenza del suo legale, l’avvocato Benedetto Scippa, dinanzi al gip Francesco Agnino per l’udienza di convalida dell’arresto. L’indagato ha risposto alle domande del giudice, fornendo elementi ora al vaglio degli inquirenti.

Saranno le indagini del primo Nucleo operativo della Guardia di finanza, guidato dal tenente colonnello Antonio Sederino, a far luce sull’ingente volume di armi recuperato, cercando di tracciare provenienza e soprattutto destinazione delle pistole. Armi legate, con ogni probabilità, alla criminalità organizzata dei Balcani, in possesso dell’arsenale proveniente dalla guerra che ha insanguinato l’ex Jugoslavia, e che dalla metà degli anni Novanta ha raggiunto le nostre coste, rifornendo la criminalità locale.

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Commenti (2)

  • con tutto il rispetto per le fiamme gialle,mi sa tanto che l'operazione sia la conseguenza di uuna soffiata,magari dei ns servizi all'estero

  • Tutta l’Europa ex comunista era un immenso arsenale di armi, compreso il Montenegro che a quei tempi era anche un rifugio sicuro per gli scafisti italiani. Durante la prima operazione Pellicano, condotta in Albaniaia dal nostro Esercito, ci si rese conto dell’enorme numero di armi che erano in mano ai civili. Spesso si trattava di micidiali fucili mitragliatori, come l’AK47, che addirittura erano in vendita per poche decine di migliaia di lire.

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