Nessun abuso in canonica, assoluzione piena in appello per il sacerdote

Don Quintino De Lorenzis, ex sacerdote della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, era accusato di violenza sessuale

LECCE – Non ci fu alcun abuso e nessuna violenza. Assoluzione piena (con la formula del fatto non sussiste), in appello, per don Quintino De Lorenzis, 39enne originario di Casarano, ex parroco della parrocchia di San Gerardo Majella di Nardò, accusato di violenza sessuale nei confronti di un ragazzo marocchino trent’enne. Annullata dunque la sentenza emessa dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce (presidente Stefano Sernia), che avevano condannato il sacerdote a tre anni e sei mesi, stabilendo che la sera del 15 ottobre 2010 il parroco molestò la giovane vittima, approfittando della sua situazione di indigenza.

Un’assoluzione che riabilita la figura del parroco, travolto prima dall’inchiesta e poi dalla condanna, sospeso dalla Curia e rimosso dal suo incarico. Per la prima volta la diocesi di Nardò-Gallipoli, attraverso il suo massimo rappresentante, il vescovo Domenico Caliandro, era entrata nel processo come responsabile civile. Curia che era stata condannata con l’imputato a risarcire la parte civile con ventimila euro.

In appello il legale del sacerdote, l’avvocato Giuseppe Bonsegna, ha confutato la tesi accusatoria, dimostrando l’estraneità del suo assistito alle gravi accuse ricevute, attraverso un corposo e dettagliato memoriale e una serie di riscontri precisi, puntuali e concordanti. Innanzitutto il penalista neretino ha rilevato le discordanze e le incongruenze nelle varie testimonianze della vittima e della sua compagna sul tenore e le modalità degli abusi subiti. Inoltre, come dalle celle agganciate dal cellulare del sacerdote non fosse possibile stabilire la sua presenza in canonica la sera dei fatti contestati, ma che fosse assai più probabile che lo stesso si trovasse al di fuori del centro abitato. Notevoli perplessità sono state espresse anche sui file audio recuperati dalla memory card del cellulare del ragazzo marocchino. Un difetto nella chiusura del flip avrebbe attivato involontariamente il registratore. Nel processo, però erano finite solo un paio di registrazioni con i dialoghi tra il sacerdote e la presunta vittima. La difesa ha anche dimostrato come la coppia avesse ricevuto numerosi aiuti dalla chiesa e dalla Caritas.

La presunta vittima aveva denunciato di aver subito gli abusi nella sacrestia. Lì dove si sarebbe recato per chiedere aiuto, vista la situazione di grave indigenza nella quale si trovava, una volta arrivato, da clandestino, nel Salento. In particolare, il ragazzo di origini marocchine aveva dichiarato di essere stato avvicinato dal sacerdote mentre era intento a vestirsi e avrebbe subito diversi e sempre più vigorosi tentativi di approccio sessuale. Accuse non ritenute fondate dai giudici della Corte d’appello di Lecce.

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