Polemiche sui veleni di Coopersalento: Blasi non deve risarcire Fitto

Per il giudice della prima sezione civile del Tribunale di Lecce, le dichiarazioni dell'allora sindaco di Mepignano nei confronti del primo cittadino di Maglie non sono censurabili e non legittimano la richiesta di risarcimento danni avanzata

LECCE – Le parole di Sergio Blasi nei confronti di Antonio Fitto non furono diffamatorie. “Dovrebbe ristorare i suoi cittadini per averli avvelenati con la Coopersalento” disse nel 2009, nel corso di un’intervista, l’allora sindaco di Melpignano con riferimento al primo cittadino di Maglie.

Per il giudice della prima sezione civile del Tribunale di Lecce, si trattò di una critica politica non censurabile: la valutazione è maturata alla luce della valutazione della contrapposizione dialettica e dell’emergenza sociale causata dai timori per le conseguenze sulla salute delle attività del sito di incenerimento di rifiuti, successivamente chiuso.

“Si chiude una vicenda grottesca – ha dichiarato Sergio Blasi, che è stato difeso in giudizio dagli avvocati Tommaso Millefiori e Eros Capraro – aperta dall’ex sindaco Fitto per mettere un bavaglio alle legittime e sacrosante critiche che giustamente gli piovevano addosso, e continueranno a piovergli, per il modo in cui gestì la questione della Coopersalento. Si trattò di una delle più importanti vertenze tra i cittadini, che rivendicavano il diritto alla salute, e una azienda privata, che inquinando ha potuto ricavare ingenti profitti per molti anni. Oggi la Coopersalento è chiusa da anni, ma resta ancora il dubbio che i suoli sui quali ha svolto la sua attività possano aver bisogno di una bonifica. Mi auguro che la attuale amministrazione comunale di Maglie sappia muoversi con maggiore efficacia rispetto a quella precedente”.

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Antonio Fitto aveva presentato domanda di risarcimento danni per lesione dell’onore e della reputazione ed è invece stato condannato alle spese di lite.

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