Nessuna estorsione ai danni dei dipendenti, assolto l'imprenditore Scorza

A distanza di 12 anni dai fatti contestati, il verdetto: "Il fatto non sussiste". In 19 si erano costituiti parte civile

LECCE – Si è chiusa a distanza di dodici anni con un’assoluzione piena, perché il fatto non sussiste, la vicenda giudiziaria che vedeva come protagonista l’imprenditore neretino Sergio Scorza; il fratello Piero, 49 anni e Maurizio Vergari, ragioniere neretino di 53 anni.

Ai tre erano contestati diversi episodi di presunta estorsione consumata ai danni dei dipendenti delle aziende di cui erano titolari o dirigenti. Ottantanove le persone offese di cui 19 si erano costituiti parte civile, anche se a dare avvio all’inchiesta era stata la denuncia di quattro dipendenti.

Secondo l’ipotesi accusatoria, gli imputati avrebbero sottoposto i lavoratori, minacciandoli di licenziamento, a turni di lavoro di dodici ore al giorno (dalle 5.30 alle 17.30), compreso il sabato, attestando falsamente altri orari. Inoltre, alcuni dipendenti sarebbero stati costretti a lavorare nella masseria di Scorza il sabato, con straordinari non pagati. Tra le accuse vi era poi quella di aver costretto le parti offese a restituire una fetta di stipendio. Alcuni avevano anche dichiarato di essere stati “costretti” a trasformare il proprio rapporto di lavoro da tempo determinato a indeterminato; e a firmare fogli in bianco in cui si assumevano la responsabilità per eventuali danni al materiale e ai mezzi dell'azienda, prestando il consenso per il prelievo dalla retribuzione, degli importi a titolo di risarcimento danni. Il pubblico ministero Giovanni Gagliotta aveva invocato la condanna a 6 anni e 6 mesi per Sergio Scorza e a 5 anni e 10 mesi per Maurizio Vergari, e l'assoluzione per Pietro Scorza.

Accuse che sono state puntualmente confutate e demolite dal collegio difensivo degli imputati, composto dagli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna, Francesco Galluccio Mezio e Valerio Spigarelli. L’avvocato Bonsegna ha dimostrato come il contratto aziendale sottoscritto dai lavoratori fosse addirittura migliorativo di quello nazionale, con turni di lavoro di otto ore e straordinari pagati. Sulla restituzione di parte dello stipendio è stato dimostrato come in tre anni, a fronti di 5 milioni e mezzo di euro versati, siano tornati nelle casse aziendali solo 11mila euro per addebiti tutti regolarmente contestati. Il lavoro nella masseria, invece, era facoltativo e retribuito. In sede di controesame delle parti offese Giuseppe Bonsegna aveva messo in risalto come la denuncia fosse stata redatta con termini ed espressioni di cui il denunciante non conosceva il significato.

I giudici della seconda sezione penale (presieduta da Pasquale Sansonetti, a latere Marcello Rizzo e Michele Toriello) hanno condiviso in pieno la tesi difensiva, assolvendo con formula piena dal reato di estorsione Sergio Scorza. Pietro Scorza e Vergari sono stati assolti da quasi tutti i presunti episodi estorsivi, a eccezione di quattro casi derubricati in violenza privata, reato per cui è stata dichiarata l’intervenuta prescrizione.

Si chiude così una lunga vicenda giudiziaria che aveva portato nel 2004 all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare per i fratelli Scorza, finiti ai domiciliari. Inizialmente era stato ipotizzato anche il reato di riduzione in schiavitù, poi annullato dal Riesame e non contestato in sede di richiesta di rinvio a giudizio.

Le parti civili sono assistite dagli avvocati Marcello Petrelli, Giuseppe Mariani, Ezio Maria Tarantino, Andrea Frassanito e Francesco Polo, Paolo De Pasquale e Tommaso Valente

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