Non rapì la bimba, ma nessun ristoro. "Andrò alla Corte europea"

Giovanni Giancane, 49enne di Monteroni di Lecce, ha chiesto invano anche in Cassazione il risarcimento per ingiusta detenzione, dopo essere stato assolto con formula piena da una brutta vicenda. Per i giudici, comportamento colposo

LECCE – Giovanni Giancane è abbattuto e non nasconde la sua amarezza verso le istituzioni. Ma non per questo si sente sconfitto. E non si fermerà. Andrà avanti fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, se necessario. Lo dice chiaramente, rievocando un caso che gli provoca tormento: l’accusa di essere stato complice nel sequestro di una bambina. Undici mesi di detenzione fra carcere e domiciliari, per poi ottenere un’assoluzione piena “per non aver commesso il fatto” (sentenza divenuta irrevocabile il 28 luglio 2015). Ogni aspetto chiarito in dibattimento, tutte le accuse a suo carico crollate. E successivamente, un continuo accavallarsi di problemi di salute. Un’ischemia, vari ricoveri, persino numerosi tentativi di suicidio nei momenti più bui. Tutto comprovato, nero su bianco, in certificati medici.

Ma nessun risarcimento

Non per questo, però, è riuscito a ottenere un risarcimento per ingiusta detenzione. Ci sperava e la cifra richiesta era molto alta, proprio perché non contemplava soltanto la quantificazione dei singoli giorni trascorsi con la privazione della libertà, ma anche danni ulteriori. Ma i giudici d’appello di Lecce hanno rigettato la richiesta e così ha fatto ora anche la Cassazione. Il fatto, però, che la materia sia stata discussa in camera di consiglio, cioè che l’istanza non sia stata rigettata a priori (e lì sarebbe davvero morta la questione), può significare che esistano spiragli. Ecco perché approdare davanti alla Corte europea è un tentativo non campato in aria.

Giovanni Giancane, 49enne di Monteroni di Lecce, come molti ricorderanno, è stato coinvolto in una vicenda che a suo tempo suscitò molto scalpore. Nel giugno del 2014, fu accusato di aver aiutato la leccese Valentina Piccinonno, oggi 36enne, a sottrarre una bimba bulgara all’epoca di 6 anni. Fatto avvenuto a Monteroni. Il processo ha dimostrato la totale estraneità dell’uomo in quella vicenda, tanto da essere successivamente assolto. L’unica a essere condannata, la donna, peraltro con una sentenza in abbreviato che a sua volta ha fatto rumore, perché ritenuta dai genitori della bimba troppo mite (ma questa è un’altra storia).

Cosa dice la Cassazione

In Cassazione, Giancane, che è difeso dall’avvocato Daniele Scala, vi è arrivato contestando il fatto che in appello sarebbero stati trascurati diversi particolari emersi all’atto dell’assoluzione. Come dimostrato dai video, per esempio, non partecipò alla sottrazione della bimba, che avvenne dall’interno di un bar. Fu solo Valentina Piccinonno a uscire con la piccola, mentre Giancane vi rimase molto più tempo rispetto a lei (quasi un’ora in più). Non bastasse questo, fu lui a dare anche l’allarme. E in generale, non vi sarebbe stata alcuna connivenza con la donna o, comunque, una consapevolezza delle sue intenzioni.

Ciò non è stato sufficiente, però, nemmeno per i giudici della quarta sezione penale della Corte suprema di cassazione per arrivare a un accoglimento della richiesta. Secondo una giurisprudenza consolidata, rifacendosi a precedenti pronunciamenti, vi sarebbe stato un iniziale comportamento ritenuto quantomeno colposo. Fu Giancane, in fin dei conti, a portare la bimba con sé sullo scooter al bar, insieme a Valentina Piccinonno, prelevandola da un parco. E gli elementi iniziali in mano al giudice che emise l’ordinanza di custodia cautelare, sulla scorta delle indagini dei carabinieri, erano tali da non permettere di escludere una complicità negli eventi, anche successivi. Cioè nel “rapimento”. In quel momento, insomma, il sospetto era fondato, essendo la bimba, secondo gli inquirenti, una perfetta estranea per Giancane.

Assolto con formula piena

Qui va spiegato un punto decisivo. All’inizio dell’indagine, Giancane è stato molto sulla difensiva, autoprotettivo, ritenuto per questo poco collaborativo, sostenendo di non conoscere bene né Valentina Piccinonno, tantomeno le bambine (la piccola era con la sorellina quando fu prelevata). Solo in un successivo momento, in sede di Riesame, è emersa la verità sul caso, il fatto che non volesse fare alcun male alla bimba (peraltro dimostrando, piuttosto, di conoscerla), ma solo accompagnarla a prendere una pizzetta al bar, con la chiara intenzione di riportarla indietro. E mai potendo immaginare, piuttosto, cos’avrebbe successivamente fatto la donna (la quale, poi, s’è giustificata sostenendo di voler "solo" aiutare quella piccola, portandola con sé).

Una leggerezza, nel far salire la piccola sullo scooter? Un comportamento, appunto, colposo, hanno interpretato i giudici di Cassazione, al netto di una catena di equivoci precedenti e seguenti. Ma davanti alla Corte europea per i diritti dell’uomo si proverà probabilmente ad avanzare un’altra richiesta. Nonostante tutta la collaborazione successivamente resa, diverse istanze per la scarcerazione promosse nella fase cautelare, sono state sempre respinte, perché ritenute infondate. Per la difesa, con troppa superficialità, considerando l’evolversi della situazione, la collaborazione resa fino a ricostruire la vicenda in ogni particolare, tramite immagini, dichiarazioni, spiegazioni esaustive e logiche, sancendo la totale estraneità di Giancane ai fatti. E, dunque, la domanda è se sia legittimo che un iniziale tentennamento possa inficiare tutto il percorso successivo, con una procrastinazione della custodia cautelare ritenuta, a quel punto, ingiusta.   

Il contenzioso con Google

Giancane ha anche un contenzioso aperto. E’ quello con la società Google che edita il noto motore di ricerca, per l’indicizzazione ancora attuale di molti articoli che lo riguardano, e che si riferiscono al periodo di detenzione, quando ancora era sotto accusa per il rapimento. Un processo, anche questo, che suscita interesse perché riguarda il sempre vivo argomento che verte sul diritto all’oblio, materia molto fluida.

Da un lato, infatti, ci sono il legittimo diritto di cronaca e il tema dell’attualità delle notizie. Dall’altro, un altro legittimo diritto, quello della tutela della salute. E, attesi i problemi di cui soffre l’uomo e il turbamento nel ricordare quella storia, quale dei due diritti è da ritenersi prevalente? Questo il nodo principale su cui verte la causa. E, intanto, annuncia anche di voler chiedere l’intercessione de "Le Iene" e di Barbara D’Urso per portare avanti la sua battaglia.

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