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Quando il Daspo mette in fuorigioco anche gli affetti familiari. Nota del legale

Indagato per presunte minacce ad un calciatore, insieme ad un altro esponente della Curva Nord, un 40enne non potrà assistere per sei anni a manifestazioni sportive. Ma il suo avvocato commenta la decisione relativa al contestuale divieto di accesso in 31 luoghi della città

I tifosi in Curva Nord.

LECCE – Il 12 novembre l’avviso di garanzia, due mesi dopo la notifica del daspo e il divieto di accesso in 31 luoghi della città, tra cui la via dove risiedono la madre e il fratello del destinatario del provvedimento, Andrea De Mitri, storico esponente del gruppo Ultrà Lecce.

L’uomo è indagato insieme ad un 32enne leccese per presunte minacce indirizzate ad un calciatore, Walter Lopez, che lo scorso anno vestiva la casacca giallorossa. L’ipotesi accusatoria è che siano state fatte pressione indebite per delegittimare l’allora proprietà del club, presieduta da Savino Tesoro.

Il provvedimento delle scorse ore ha prodotto la reazione del legale dei due indagati, Giuseppe Milli che ha inoltrato la seguente nota: “Mi sono occupato sin da subito della difesa di entrambi gli indagati e in tale veste ho avuto modo , nei termini e condizioni di legge, di conoscere appieno la vicenda , almeno secondo la versione ‘ufficiale’ resa in conferenza stampa e sostenuta da attività investigativa da parte della polizia giudiziaria”.

“Come è consentito al difensore , una volta concluse le attività di indagine, ho pertanto estratto copia dell'intero incartamento contenuto nel fascicolo del pubblico ministero e , avendo intuito che non fosse oro tutto quello che luccicava, ho richiesto (ed ottenuto) autorizzazione ad ascoltare le captazioni ambientali e a visionare il video registrato da telecamera esterna di un'abitazione adiacente al luogo del presunto fatto-reato”.

“Avvinto da una personale sensazione tipica dell'ostinato avvocato difensore ho ancora richiesto al Pm il compimento di alcuni atti investigativi a completamento della compiuta istruttoria. Tale attività è tuttora  in corso , non vi sono risultanze depositate ufficialmente ed indi si può  definire ‘in fieri’ la questione senza con tale termine far propendere verso questa o quella soluzione definitiva”.

Quindi l’avvocato entra nel merito dell’aspetto che gli pare davvero scarsamente comprensibile del provvedimento notificato dal suo assistito: “Di ieri è la notifica del Daspo al De Mitri Andrea il quale per la durata di sei anni non potrà accedere negli stadi nazionali ed internazionali con prescrizione di doversi presentare in questura per la cosiddetta firma per tre dei sei anni irrogati con la predetta misura specialpreventiva”.

“Fino a questo punto nulla di nuovo sotto il sole. Trattasi di soggetto recidivo per il quale la vigente legge impone una durata tra 5 ed 8 anni. Il De Mitri dovrà ulteriormente evitare di accedere per 6 anni in trentuno luoghi e vie precisamente indicate dal questore e ciò durante il percorso o il transito di coloro che ‘partecipano o assistono a manifestazioni sportive’. Per chiarire il termine della questione, il De Mitri dovrà fare attenzione a non imbattersi in persone che si recano allo stadio in 31 luoghi predeterminati oltre alle zone limitrofe allo stadio”.

A questo punto l’avvocato fa fronte, in maniera quasi preventiva alle argomentazioni contrarie possibili: Mi si obietterà che ,essendo ritenuto soggetto pericoloso , ben gli sta anzi cosi provvedendo la popolazione  leccese potrà tirare  un sospiro di sollievo sapendo che ‘il mostro’ starà alla larga da  obiettivi sensibili , almeno secondo il pensiero dei tutori dell'ordine pubblico. Tra queste vie interdette al De Mitri ve ne è una ove risiede la di lui madre e il di lui fratello”.

“Poco male. In fin dei conti basterà attendere  almeno 1 o 2 anni per vedere celebrato il processo penale ove si potrà stabilire la verità dei fatti , mai come in questo caso tutta ancora da scoprire. Fino a tale momento, senza essere giudicato ,un uomo, a oggi incensurato, in occasione delle gare del Lecce calcio non potrà rendere visita a casa della madre o del fratello”.

Al termine dell’intervento una domanda che non può non essere presa in considerazione: “Se casualmente si giungerà ad ottenere una sentenza assolutoria ( chi si sentirebbe di escludere tale evenienza?) tutti dimenticheranno le pene e i sacrifici sopportate da quest'uomo. Ma di questi fatti ne sono piene le cronache giudiziarie italiane e , forse, non c' è nulla di clamoroso e pertanto fate bene a tacciarmi di petulanza. Sarà ma non ne potevo fare a meno di aggiungere un'altra perla alla collana delle assurdità travestite da misure a salvaguardia dell'ordine pubblico”.

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