Delitto di Maglie, via alla consulenza sulle lesioni riportate dall’omicida reo confesso

Sono iniziati oggi gli accertamenti sulle ferite riscontrate sul corpo di Simone Paiano, per stabilire se è vera l’aggressione a colpi di machete subita prima di aprire il fuoco contro la vittima

MAGLIE - Le ferite sul corpo di Simone Paiano, 25 anni di Maglie, e del fratello, sono state provocate da un’arma da taglio? E’ questa la domanda fondamentale alla quale dovrà rispondere il medico legale Ermenegildo Colosimo, incaricato in mattinata dal pubblico ministero Maria Consolata Moschettini di svolgere gli accertamenti utili a chiarire se è vero che Paiano sia stato aggredito a colpi di machete dal 28enne Mattia Capocelli prima di sparargli contro e ucciderlo.

Non solo. Tra i quesiti posti dal magistrato (titolare delle indagini, insieme al procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi) c’è anche quello che riguarda il giubbino indossato dall’omicida reo confesso la notte del delitto, avvenuto il 24 aprile in via don Luigi Sturzo a Maglie: i tagli trovati sull’indumento corrispondono alle lesioni sul corpo? La consulenza, entro trenta giorni, dovrà stabilire anche l’entità delle ferite, i tempi della loro guarigione e, se possibile, quelli d’origine.

Agli accertamenti prenderanno parte anche i professionisti nominati oggi durante l’udienza dalle parti: Chiara Candelli (per conto di Paiano, difeso dall’avvocato Dimitry Conte) e Roberto Vaglio (per la famiglia di Capocelli, assistita dagli avvocati Arcangelo, Luigi e Alberto Corvaglia).

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