Accusò un meccanico di aver ammazzato Noemi, condannato per calunnia

Due anni e otto mesi, più provvisionale di 5mila euro, sono stati inflitti in abbreviato al 19enne di Montesardo, omicida reco confesso della 16enne di Specchia

LECCE - Indicò Fausto Niccolì, un meccanico di Patù, come il vero responsabile dell’omicidio della fidanzata Noemi Durini, e riferì di essersi attribuito la colpa solo per paura di ritorsioni nei riguardi suoi e della sua famiglia. Così, dopo la condanna a 18 anni per il delitto, avvenuto il 3 settembre 2017, oggi per il 19enne di Montesardo se ne è aggiunta una nuova per calunnia. E’ di due anni e otto mesi (a fronte della richiesta a due anni avanzata dal pubblico ministero Giovanna Cannarile) la pena inflitta dal gup (giudice per l’udienza preliminare) Carlo Cazzella, nel processo discusso con il rito abbreviato.

L’imputato, presente in aula, attraverso il suo difensore Luigi Rella, aveva provato a ottenere una pena più bassa, in considerazione del fatto che alla fine ritrattò quelle accuse mosse ingiustamente. Accuse che, alla luce della sentenza (le cui motivazioni saranno depositate entro novanta giorni) hanno pesato nella decisione del giudice che ha inoltre imposto una liquidazione immediata del danno di 5 mila euro al meccanico (parte civile al processo con l’avvocato Luca Puce).

Armato di carta e penna, nel carcere minorile di Quartuccio, Lucio raccontò una versione dei fatti completamente differente da quella resa prima, durante l’interrogatorio, quando si attribuì ogni responsabilità. In sei lettere (la prima datata 2 gennaio 2018, l’ultima è del 13 marzo dello stesso anno), sosteneva di aver assistito al delitto della ragazza, ma che a sporcarsi le mani fu Niccolì. Gli inquirenti cercarono riscontri alle sue dichiarazioni, che alla fine furono smentite proprio dal 19enne, in sede di interrogatorio, il 30 marzo scorso.

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