Omicidio di Collemeto, il barman Alfieri conferma la sua versione

Il 31enne accusato dell'omicidio dell'agricoltore Giampiero Murinu, avvenuto ad inizio giugno, è stato nuovamente ascoltato dal pm e dagli investigatori della squadra mobile. Ha ribadito la dinamica, come già espresso al gip

 

LECCE – Nuovo interrogatorio in carcere, questa mattina, per Diego Alfieri, il barman 31enne di Galatina, accusato dell’omicidio di Giampiero Murinu, agricoltore 39enne, ucciso a colpi di pistola nel pomeriggio del 2 giugno scorso, nelle campagne della frazione galatinese di Collemeto. Alfieri è stato ascoltato dal pubblico ministero Paola Guglielmi, titolare del fascicolo, e dal vicequestore aggiunto Michele Abenante, capo della squadra mobile di Lecce. Gli inquirenti stanno cercando nuovi dettagli per fare chiarezza sul caso, sul quale, fin dal primo momento, si sono addensati diversi coni d’ombra.

Difeso dagli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna, Alfieri, ha ribadito nella sostanza quanto già dichiarato nel corso dell’interrogatorio di garanzia, svoltosi il 5 giugno, davanti al gip Antonia Martalò, che convalidò l’arresto.

Dunque, fin dalla mattina, Murinu, geloso per la relazione che sarebbe stata allacciata fra la sua compagna e Alfieri - stando sempre alla versione di quest’ultimo -, avrebbe deciso che era il momento di incontrarsi, per un chiarimento. La coppia sarebbe passata a prendere il 31enne dal bar dove lavorava, a Galatina. Alfieri avrebbe portato con sé la pistola che la stessa donna, a dire dell’omicida, gli avrebbe consegnato alcuni giorni prima, sottraendone una da quelle possedute del marito, una calibro 7.65.

Lì, secondo il racconto di Alfieri, dopo aver bloccato la chiusura delle portiere della sua autovettura, una Lancia Phedra, Murinu si sarebbe chinato per raccogliere un'arma nascosta sotto il sedile del passeggero, dove si trovava la compagna. Alfieri, seduto sul lato destro della parte posteriore dell'autovettura, temendo per la propria incolumità, avrebbe estratto la pistola ed esploso almeno due colpi, ferendo la vittima all'omero e tra la scapola e la nuca.

Gettata la pistola, il barista sarebbe poi fuggito uscendo dal finestrino, facendo leva con i piedi sul sedile. Dopo aver percorso un lungo tratto di strada, avrebbe chiamato un amico per farsi accompagnare a casa. Alfieri, nella sua ricostruzione, ha anche spiegato di aver ricevuto un sms dal figlio della vittima, che lo avvertiva dell'arrivo delle forze dell’ordine.

Tanti sono, però, ancora, i dubbi. A partire dal fatto che le armi (o l'arma) usate nel corso della sanguinosa vicenda non sono ancora state trovate, dagli agenti della squadra mobile e del commissariato locale e dai carabinieri di Galatina e della compagnia di Gallipoli, che collaborano all’inchiesta. 

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