Omicidio di Noemi, il 49enne respinge le accuse: "Non sono io l'assassino"

Circa tre ore di interrogatorio per respingere al mittente ogni accusa. Si è svolto questa mattina, negli uffici della Procura di Lecce, l’atteso interrogatorio di Fausto Nicolì

LECCE – Circa tre ore di interrogatorio per respingere al mittente ogni accusa. Si è svolto questa mattina, negli uffici della Procura di Lecce, l’atteso interrogatorio di Fausto Nicolì, il 49enne di Patù accusato da L.M., il 18enne di Montesardo arrestato per l’omicidio di Noemi Durini, la 16enne di Specchia assassinata e ritrovata nelle campagne di Castrignano del Capo a distanza di dieci giorni dalla scomparsa. In una lettera il 18enne (minorenne all’epoca dei fatti) ha accusato Nicolì di essere l’autore del brutale assassinio della ragazza. Accompagnato dal suo legale, il 49enne è comparso dinanzi ai pubblici ministeri Donatina Buffelli e Anna Carbonara, che lo hanno interrogato alla presenza dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce. E’ stato lo stesso indagato (per omicidio e prostituzione minorile, un atto dovuto) a chiedere agli inquirenti di essere sentito per fugare ogni dubbio circa ogni sua responsabilità. Il 49enne ha definito come farneticazioni di un ragazzino le accuse di L.M., spiegando di aver già preso le distanze in passato da lui e dal padre (definito "il burattinaio"). Inoltre ha detto di essere disponibile a ogni accertamento finalizzato ad accertare la sua totale estraneità ai fatti, invitando gli inquirenti a verificare alibi, spostamenti e contatti nei giorni prima e dopo l’omicidio. Le due Procure sono al lavoro per verificare le accuse le 18enne e le dichiarazioni del 49enne, che al momento non sembra aver avuto un ruolo nell’omicidio di Noemi.

Una perizia ha già stabilito la capacità di intendere e di volere del 18enne, detenuto nel carcere minorile di Cagliari. I risultati delle perizie e della capacità di stare in giudizio saranno discussi in sede di incidente probatorio il mese prossimo.

Nel decreto di fermo il sostituto procuratore della Repubblica Anna Carbonara ha contestato l’omicidio premeditato, per aver provocato “la morte di Noemi prelevandola alle 4.51 dalla sua abitazione con la Fiat 500 di proprietà della sua famiglia e conducendola in aperta campagna colpendola con l’uso di corpi contundenti; con le aggravanti di aver commesso il fatto con premeditazione, per motivi abietti o futili e di aver agito con crudeltà”.

Il 17enne ha dichiarato “di essersi immesso lungo uno strada che lo conduceva verso il centro abitato di Castrignano del Capo ma prima di arrivarvi, svoltava a sinistra lungo una strada sterrata. Qui dichiarava di essersi parcheggiato e, con la scusa che si sarebbero fumati una sigaretta, scendeva dall’auto insieme a Noemi con la quale si addentrava in un uliveto dove poi, approfittando di un momento propizio, colpendola con un coltello al collo, continuando a colpirla con delle pietre alla testa”. Poi si sarebbe allontanato “dal luogo dei fatti repentinamente con la propria autovettura disfacendosi del manico del coltello avvolto nella propria maglietta in un luogo che non ha saputo indicare”. Il giovane assassino è attualmente detenuto nel carcere minorile di Cagliari con l’accusa di omicidio premeditato.

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