Omicidio di Maglie, Paiano: “Volevo solo ferirlo al braccio per difendermi”

Il giudice lascia in carcere Simone Paiano, il 25enne magliese che la notte del 24 aprile ha ucciso con un colpo di pistola alla gola il compaesano 28enne Mattia Capocelli

MAGLIE - Non voleva ucciderlo. Avrebbe solo voluto ferirlo al braccio, per difendersi da un agguato a colpi di machete, ma per errore il proiettile ha raggiunto alla gola il “rivale”, il compaesano Mattia Capocelli, di 28 anni, provocandone la morte un paio d’ore dopo. Si è difeso così oggi Simone Paiano, 25enne magliese, davanti al giudice Sergio Tosi, proprio come aveva fatto davanti a inquirenti e investigatori la mattina seguente al delitto, avvenuto la notte tra il 24 e il 25 aprile scorso, in via Don Luigi Sturzo a Maglie.

Per il gip, manca il requisito essenziale a sostegno della legittima difesa, quello della “necessità”, perché se è vero come ha raccontato Paiano di aver ricevuto due telefonate dal fratello (la prima all’una, la seconda dopo cinque minuti) che lo implorava di raggiungerlo perché minacciato da Capocelli, ci sarebbe stato il tempo per contattare le forze dell’ordine anziché recarsi sul posto armato di pistola (una calibro 6,35 detenuta illegalmente).

Certo è che, secondo il giudice, le dichiarazioni del 25enne in merito al fatto di aver sparato per difendersi dovranno essere approfondite, in considerazione delle due abrasioni parallele di 10 centimetri riscontrate sul suo corpo, nella zona lombo-sacrale, e del taglio nella parte bassa posteriore del suo giubbino. Non solo. A conferma della tesi difensiva, ci sarebbero il coltello spezzato in due trovato dai carabinieri in via Don Sturzo e i filmati ripresi dalle telecamere della zona. Insomma, il racconto dell’indagato, al momento, sembra stridere solo con quello di due testimoni oculari. Uno, in particolare, ha riferito di trovarsi con Capocelli quella notte: insieme si sarebbero avvicinati a Paiano che aveva parcheggiato in prossimità dell’incrocio con via Nicola Ferramosca, e che, all’improvviso, avrebbe sfoderato l’arma, sparando contro l’amico, per poi fuggire a piedi.

Il movente: i contrasti per il mercato della droga

Per il procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e il sostituto procuratore Maria Consolata Moschettini, il movente del gesto è da ricondursi ai contrasti maturati tra vittima e assassino riguardo alla gestione del mercato di stupefacenti. Secondo il giudice Tosi, però, gli indizi al momento raccolti non sono sufficienti a supportare l’aggravante dei motivi abietti. A dire di più saranno le indagini.

Resta comunque quella della droga la pista più accreditata, anche alla luce dei precedenti dell’assassino, tornato in libertà solo una settimana prima dell’omicidio, proprio dopo una condanna in materia di stupefacenti. E, a indicare la "via" agli inquirenti è stato lo stesso Paiano: ha riferito che, appena scarcerato, avrebbe rifiutato l’offerta di Capocelli di rifornirsi di droga da lui, perché voleva uscire dal giro, suscitando così la sua ira. Per questo si sarebbe procurato un’arma, perché ha sentito di doversi proteggere da quello che da amico di vecchia data era diventato un nemico. Per i pm, è verosimile che il disaccordo sia, invece, scaturito dall’intenzione manifestata dal 25enne di voler collaborare con una compagine differente da quella di cui avrebbe fatto parte la vittima.

Capocelli era noto alle forze dell’ordine: aveva patteggiato otto mesi (attraverso l’avvocato Arcangelo Corvaglia) per l’aggressione di un maresciallo, avvenuta durante una perquisizione disposta proprio perché sospettato del reato di spaccio, ed era imputato in due processi, uno per l’aggressione, stavolta di un senegalese ritenuto responsabile di avance ad alcune sue amiche, e un altro, per la detenzione di un coltello di venti centimetri, trovato durante un controllo, anche questo finalizzato a trovare riscontri all’attività di spaccio.

Il gip Tosi: “Paiano, persona violenta e inaffidabile”

All’esito dell’interrogatorio (che si è svolto alla presenza dell’avvocato difensore Dimitry Conte e del pm Moschettini), il gip Sergio Tosi ha convalidato il fermo, emettendo contestualmente l’ordinanza di custodia cautelare per omicidio volontario, escludendo però oltre all’aggravante dei motivi abietti, anche quella dei futili motivi ritenendo non sia sufficiente una situazione di semplice ostilità con la vittima per la loro configurazione.

Per il giudice, la misura cautelare del carcere è quella più idonea, valutando che Paiano sia una persona inaffidabile da potergli concedere i domiciliari e violenta (con due precedenti condanne irrevocabili per detenzione illecita di sostanze stupefacenti), non avendo esitato a sparare contro quello che lui stesso ha definito “amico da lungo tempo”.

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