La violenza dei giovani: dove sono i fallimenti di famiglie e scuole

Il commento di don Luca Matteo, vicepreside del liceo “Capece” e vicario parrocchiale della Chiesa Madre di Corigliano. "L'istruzione ha difficoltà a seguire la sua mission e fra le mura domestiche latita l'educazione"

MAGLIE - L’agguato nella notte del 24 aprile a Maglie è uno scenario inaccettabile che deve far pensare noi adulti soprattutto dinnanzi alla perdita di autorevolezza. Molte sbavature sul piano educativo sono frutto di logiche familiari in cui il figlio è accontentato e giustificato; non esiste disciplina, governo e fermezza nel dialogo educativo. Ferito a colpi di pistola mentre mangia un panino, è solo l’epilogo di ciò che di malsano uno cova da tempo dentro di sé e che la rabbia non riesce a frenare dinnanzi allo scatto di un grilletto. Occorre insistere sulla netta distinzione tra conflitto (utile a crescere) e violenza (da contrastare senza se e senza ma).

Le responsabilità sono riscontrabili da entrambe le parti in quanto agenzie educative: Famiglia e Scuola. Il problema di fondo è la corresponsabilità educativa che rimane scritta soltanto nei documenti. La caduta di autorevolezza della scuola, ad esempio, dipende dalla difficoltà a seguire la propria mission. Purtroppo oggi la scuola è considerata un’azienda in cui il Dirigente è un manager. Mentre però l’azienda in quanto tale è giudicata dal mercato e dal profitto, la scuola azienda è giudicata dalle famiglie, dai cittadini, dallo Stato, sulla base di altri criteri generali rispetto al principio socio-economico del profitto e rispetto all’oggetto: l’educazione del ragazzo.

Foto don Luca Matteo-2Una laurea in genitorialità, purtroppo o per fortuna, non esiste. Ma se ci fosse, le famiglie italiane dovrebbero pensare di frequentarla perché emerge una debolezza dei risultati del nostro sistema educativo domestico. Oggi si parla molto poco di maleducazione. Eppure la maleducazione dilaga e la responsabilità è un po’ di tutti. Intanto, proviamo a chiederci cosa è per noi maleducazione: ogni episodio in cui si manca di rispetto agli altri. Prima di poter proferire la fatidica frase: “Ma guarda che maleducato!”, riferendosi soprattutto ai bambini, ci si appella a tutte le giustificazioni possibili: genio incompreso, creatura problematica, incapacità dei grandi di capire e tutelare il mondo dei piccoli.

Ciascuno di noi si adegua a ciò che vede, viene plasmato dalla realtà che lo circonda. Per riscoprire l’educazione e poterla insegnare, bisogna trascendere i propri interessi e desideri personali a vantaggio degli altri. Partiamo da un presupposto: la violenza attira la violenza, la gentilezza attrae gentilezza. Che fare per dare il buon esempio? Diventiamo “portatori sani” di buona educazione. Occorre allenarsi al galateo del cuore. Solo così comprenderemo che uccidere è una mancanza di giustizia e di amore!”.

* Vicepreside del Liceo Classico Statale “F. Capece” di Maglie e Vicario parrocchiale della Chiesa Madre di Corigliano d’Otranto

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