Operatori Gial Plast sul piede di guerra: "Non siamo mafiosi, vogliamo lavorare"

Cobas ha indetto un sit-in a Taviano strappando un incontro con l'azienda per discutere i licenziamenti "illegittimi" legati all'interdittiva antimafia del prefetto

In foto: la protesta dei lavoratori a Taviano

TAVIANO – Sono tornati a farsi sentire i lavoratori di Gial Plast, azienda che gestisce il servizio di rifiuti in molti comuni salentini. E questa volta la sede scelta per il sit-in di protesta è stata Taviano, città in cui la società ha la sua sede legale.

“Siamo padri di famiglia, non mafiosi”: questo lo slogan che accompagna ogni manifestazione organizzata dagli operatori ecologici e che riassume efficacemente i termini della vertenza.

Gial Plast come noto, è stata raggiunta da un'interdittiva antimafia e in via precauzionale ha mandato a casa alcuni dipendenti che avevano avuto problemi precedenti con la giustizia.

Il provvedimento era stato firmato a marzo dal prefetto di Lecce, Maria Teresa Cucinotta, in chiave preventiva, per sventare il rischio di presunte infiltrazioni mafiose  nella srl con sede a Taviano. L'ufficio misure di Prevenzione del Tribunale di Lecce ha poi sospeso gli effetti della misura interdittiva accogliendo la richiesta di controllo giudiziario, avanzata dai legali della società: Gial Plast potrà quindi riprendere la sua regolare attività nel settore degli appalti pubblici.

Dal punto di vista dei lavoratori, cosa cambierà? Il sindacato Cobas intanto si è schierato contro la sospensione dei contratti di lavoro, ritenendo quei licenziamenti “illegittimi perché motivati da reati commessi ed espiati oltre 20 anni addietro e che quindi non provano alcun tipo di relazione e di infiltrazione mafiosa dei giorni nostri”.

Questa presunta illegittimità, a detta del referente leccese della confederazione, Pietro Mancarella, “risulta rafforzata dalla sentenza del tribunale di Lecce che annulla la misura di interdittiva antimafia emessa nei confronti di Gial  Plast". "Arriviamo quindi all’assurdo che i lavoratori innocenti  rimangono a casa  e l'azienda torna tranquillamente ad esercitare la sua attività”, aggiunge lui.

Il sindacalista, insieme al collega di Brindisi, Roberto Aprile, stigmatizza anche “il silenzio dei sindacati confederali sulla vertenza e le mancate iniziative a sostegno degli operatori licenziati”.

La polemica è stata rinfocolata dall'assenza sia dei rappresentanti dell'azienda, sia dei confederali al tavolo convocato l'8 luglio dalla Provincia di Lecce che serviva anche a sbrogliare la matassa dei licenziamenti.

Di contro, Cobas ha deciso di organizzare un sit-in proprio a Taviano per richiamare l'attenzione dei vertici di Gial Plast e dare un segnale alle altre società che potrebbero agire nello stesso modo, sospendendo i lavoratori, in virtù del ben noto effetto domino.

“Il sindacato Cobas continua la sua lotta a sostegno di una battaglia di civiltà e si fermerà solo quando l’ultimo lavoratore licenziato sarà rientrato a lavoro”, annunciano Mancarella e Aprile ai margini della manifestazione.

gial plast 2-2

L'esito dell'incontro di Cobas con la ditta

I sindacalisti, al termine della protesta che si è tenuta in via Lagrange, nella zona industriale di Taviano, sono riusciti ad ottenere un incontro formale con l'azienda la prossima settimana.  

“Questa mattina abbiamo avuto un colloquio con una responsabile dell'azienda cui abbiamo chiesto il reintegro immediato dei 35 operatori rimasti a casa – racconta Mancarella-.  Lei ci ha risposto che, in queste fase di passaggio di consegne dai commissari prefettizi al commissario del Tribunale di Lecce, gli amministratori sono stati impegnati e non potevano presenziare la riunione in Provincia di Lecce. Ma la responsabile ci ha anche confermato la disponibilità ad un incontro con Cobas per discutere i licenziamenti”. 

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