Operazione "Ali Babà", condannati in tre della banda specializzata in furti

Si tratta dei presunti capi dell'organizzazione, che hanno scelto di patteggiare la pena. Gli arresti a febbraio del 2018

La conferenza stampa dei carabinieri.

LECCE – Hanno scelto la via del patteggiamento le tre persone ritenute a capo della banda specializzata in furti e arrestate nella operazione denominata “Alì Babà”. Sono stati i presunti autori di numerosi colpi nelle case di villeggiatura e ai danni degli esercizi commerciali di Taviano, Racale, Ugento e relative marine. Tre anni e quattro mesi la pena inflitta a Fabio Nobile, autotrasportatore tavianese; Gianfranco Schito, sempre tavianese e custode del depuratore di Taviano e un cittadino marocchino, Zakaria Kadim. Schito, avrebbe utilizzato proprio un fabbricato vicino al depuratore per nascondere parte della refurtiva sottratta alle vittime con l’aiuto dei suoi “soci”. I tre sono assistiti dagli avvocati Biagio Palamà e Marcello Spiri.

L’indagine, condotta dai carabinieri della compagnia di Casarano, dai colleghi delle stazioni di Taviano, Racale e Ugento e dai colleghi del Nucleo operativo e radiomobile, coordinati dal capitano Clemente Errico, è nata dalle denunce sporte a partire dal 2015. Gli inquirenti, nel corso di questi mesi, si sono ritrovati a deferire individui della zona per altri reati, scoprendo però, durante le perquisizioni, anche la refurtiva. Sono stati disposti diversi appostamenti e intercettazioni ambientali che si sono rivelate provvidenziali per incastrare gli autori seriali degli episodi di cronaca. Talmente tanti e tutti concentrati nell’area del Casaranese, da indurre l’amministrazione tavianese a convocare un incontro monotematico sul tema della sicurezza, lo scorso 2 ottobre, alla presenza del capo della polizia di Stato.

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