Operazione "Contatto", l'udienza preliminare: in sei finiscono a processo

La maggior parte degli imputati della maxi inchiesta nei confronti dei presunti esponenti del clan “Coluccia” ha chiesto il rito abbreviato

LECCE – E’ tornata in aula, per l’udienza preliminare, la maxi operazione denominata “Contatto”, condotta dai carabinieri e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce nei confronti dei presunti esponenti del clan “Coluccia” di Noha-Galatina, operante nel territorio della provincia di Lecce.

In sei non hanno chiesto alcun rito alternativo e sono stati rinviati a giudizio: Antonio Coluccia, detto “Bullo”, 60enne di Noha; Luciano Biagio Magnolo, ex assessore comunale ai Servizi sociali di Sogliano Cavour; Tamara De Simone, 42enne di Sogliano Cavour; Sonia Murinu; Antonio Rosario Nucida, 27enne di Corigliano d’Otranto; e Giuseppe Stampete, 50enne di Cursi. Il processo nei loro confronti si aprirà a novembre.

Hanno chiesto l’abbreviato in circa cinquanta. Tra loro Michele Coluccia, 58 enne, e Giuseppe Salvatore Fiorito, 51 enne di Cutrofiano ritenuti a capo dell’associazione mafiosa per cui alcune settimane fa la Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza di carcerazione disposta dal Tribunale del Riesame, su richiesta della Procura. Abbreviato anche per Luigi Otello Coluccia, detto Gigetto, 71enne assistito dall’avvocato Carlo Martina, che ha depositato delle memorie e investigazioni difensive. Il Riesame a ottobre ha confermato la decisione del gip di rigettare la richiesta di custodia cautelare per la mancanza di gravi indizi di colpevolezza. Nelle carte dell’inchiesta, infatti, non risulta alcun ruolo del 71enne. Richiesta di abbreviato anche per Gabriele De Paolis, 51enne di Noha; e Marco Gugliersi, 40enne di Galatina assistiti entrambi dall’avvocato Carlo Martina. Abbreviato condizionato per il solo Piero Tramacere, 51enne, di Sogliano Cavour, appuntato scelto dei carabinieri, assistito dagli avvocati Massimo Manfreda e Francesco Vergine.

Nel collegio difensivo anche gli avvocati Donato Sabetta, Giuseppe Presicce, Dimitry Conte, Francesca Conte, Luigi Corvaglia, Alexia Pinto, Alessandro Costantin Dal Sant, Michelangelo Gorgoni e Pantaleo Cannoletta.

L’indagine, condotta nel periodo tra febbraio 2013 e giugno 2016, denominata “Contatto” per le molteplici infiltrazioni a vari livelli, ha consentito di disarticolare una presunta associazione mafiosa. La cellula dell’associazione per delinquere di tipo mafioso documentata e ricostruita attraverso le indagini è risultata essere strutturata secondo uno schema verticistico e composta da 31 soggetti riconducibili alla citata consorteria delinquenziale, con a capo Michele Coluccia, facente parte della “Sacra Corona Unita”. L’attività prevalente del sodalizio è quella del traffico di sostanze stupefacenti, nonché delle estorsioni, dei furti e della detenzione di armi. I proventi di tali attività venivano, in parte, utilizzati anche per il sostentamento dei sodali detenuti; per influenzare e talvolta corrompere pubblici amministratori che assicuravano, anche in cambio della “protezione” e del sostegno dell’organizzazione, agevolazioni economiche per gli affiliati in danno degli effettivi aventi diritto.

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