Operazione “Contatto”, no al carcere per i fratelli Coluccia e Fiorito

La Cassazione ha accolto il ricorso delle difese contro l’ordinanza con la quale il tribunale del Riesame aveva disposto la misura cautelare per i tre uomini e ha rinviato gli atti a Lecce. Attese le motivazioni

ROMA - Non varcheranno la soglia del carcere di “Borgo San Nicola” Antonio e Michele Coluccia, di 62 e 60 anni, residenti a Noha (Galatina), coinvolti nell’operazione “Contatto” con la quale i carabinieri della compagnia di Maglie nel settembre del 2017 diedero un duro colpo al clan della Sacra Corona Unita di Galatina. Questo all’esito della decisione presa dalla Corte di Cassazione che ha accolto il ricorso contro l’ordinanza con la quale il Tribunale del Riesame aveva disposto il carcere per i due fratelli e anche per Giuseppe Fiorito, 54 anni, di Cutrofiano, già detenuto ma per altra causa.

Non si conoscono le motivazioni del provvedimento con cui gli “ermellini” della seconda sezione hanno rispedito gli atti ai giudici della Libertà per la seconda volta, la prima a causa di un vizio formale legato alla composizione della terna che si pronunciò.

Certo è che il ricorso dei legali (gli avvocati Luigi Greco, Donato Sabetta, Francesco Vergine e Pantaleo Cannoletta) verteva sull’assenza dei gravi indizi di colpevolezza nei riguardi dei tre uomini, ritenuti invece più che fondati dalla Procura tanto da chiedere la misura cautelare al gip Edoardo D’Ambrosio e da appellare il successivo rigetto al Riesame. E il Riesame gli diede ragione e tornò a farlo anche quando la Cassazione, come detto, annullò per la prima volta il provvedimento.

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