Infiltrazioni mafiose, blitz “Contatto”: poliziotta, carabiniere, ex assessore e vigile fra i 59 indagati

Sono 47 i provvedimenti cautelari, nei confronti di altrettanti individui ritenuti vicini al clan "Coluccia". I reati contestati nel blitz "Contatto" sono anche relativi all'usura, rapine e corruzione

Una foto della conferenza stampa.

LECCE – Una forza detonante ha fatto crollare un intero sistema criminale vicino al clan “Coluccia” della Scu, strutturato in maniera capillare nel Salento,  con tanto di pagamento di “royalties” per poter spacciare o svolgere altre attività malavitose. Il blitz denominato “Contatto”, eseguito da quasi 200 carabinieri è la sommatoria di un complesso puzzle. Un intreccio ricostruito, a partire dal 2013, dai militari della compagnia di Maglie guidati, ancora per pochi giorni, dal capitano Luigi Scalingi (a destra nella foto, assieme al comandante provinciale, il colonnello Giampaolo Zanchi) e all’epoca dell’indagine con il capitano Rolando Giusti a capo del Nucleo operativo e radiomobile di quella stessa compagnia.IMG_4729-2

Sono 47 i provvedimenti cautelari, emessi dal gip  del  Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Delle misure disposte, 20 in carcere, 17 agli arresti domiciliari, 7 misure coercitive dell’obbligo di presentazione e tre interdizioni temporanee dai pubblici uffici, a carico di altrettanti individui accusati a vario titolo di:  associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione abusiva di armi, ricettazione, rapina, furto aggravato, porto abusivo di armi, detenzione e spaccio di stupefacenti, abuso d’ufficio, usura, favoreggiamento personale, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, truffa, minaccia aggravata e lesioni personali con l’aggravante delle modalità mafiose.

Gli arrestati

A finire in carcere: Giuseppe Antonaci, detto “Castieddhru”, 53enne di Sogliano Cavour; Alexsander Ballarino, 25enne di Sogliano Cavour; Salvatore Blago, 39enne di Sogliano Cavour; Massimo Candido, 44enne di Cutrofiano; Vincenzo Antonio Cianci, 32enne di Sogliano Cavour; Leonardo Costa, conosciuto come “Musicheddha”, 55enne di Corigliano d’Otranto; Daniele De Matteis, noto come “Panna e fragola”, 33nne di Lecce; Gabriele Antonio De Paolis, 41enne di Noha; Pantaleo De Paolis, 48enne di Cursi; Paolo De Simone, detto “Paulu de lu moru”, 47enne di Sogliano Cavour; Giordano Epifani, 42enne di Cutrofiano; Rosario Frassanito, detto “Pilone”, 48enne di Sogliano Cavour; Marco Gugliersi, 40enne di Galatina; Pasquale Gugliersi, detto “zoppo”, 37enne di Galatina; Rocco Longo, 50enne di Sogliano Cavour; Paolo Mengoli, detto “zio Pati”, 54enne di Cutrofiano; Marco Pepe, 32enne di Surbo; Danilo Piscopo, 37enne di Cutrofiano; Salvatore Solombrino, detto “Schiattoddra”, 61enne di Castrignano de’ Greci e Giuseppe Stampete, 50enne di Cursi.

Agli arresti domiciliari, invece: Simone Botrugno, 26enne di Galatina; Pierluigi Carechino, 40enne di Sogliano Cavour; Cristian Carluccio, 30enne di Lecce; Ivano Cascione, detto “Sciallone”, 37enne di Sogliano Cavour; Domenico Dell’Avvocata, 24enne di Cutrofiano; Giuseppe De Matteis, noto come “Trattorista grande”, 30enne di Corigliano d’Otranto; Luigi De Matteis, 34enne di Galatina noto come “trattorista piccolo”; Francesco “Checco” Epifani, 44enne di Galatina; Andrea “Attila” Icaro; 37enne di Cutrofiano; Rudy Lubelli, 27enne di Lecce; Luciano Biagio Magnolo, 38enne di Sogliano Cavour; Luca Marzo, 42enne di Corigliano d’Otranto; Arcangelo “Cutarino” Mengoli, 29enne di Scorrano ma domiciliato a Milano; Andrea Ignazio Monreale, 31enne di Sogliano Cavour; Cosimo “Pallunaru” Paglialonga, 63enne di Collepasso; Emiliano Pedone, 41enne di Sogliano Cavour e Antonio “Capoccione” Vecchio, 36enne di Sogliano Cavour.

Gli altri provvedimenti

La misura coercitiva dell’obbligo di presentazione presso la polizia giudiziaria riguarda: Maurizio Maggio, 24enne di Sogliano Cavour; Carmela Magnolo, 53enne di Sogliano Cavour; Lorenzo Frassanito; 48enne di Sogliano Cavour; Antonio Rosario “trottola” Nucida, 27enne di Corigliano d’Otranto; Giancarlo Perrone, 37enne di Cutrofiano; Marco Pica detto “Picaciù” o “Dragon ball”, 38enne di Sogliano Cavour e Sandro Donno, 44enne di Sogliano Cavour. Infine, le tre misure interdittive, che sospendono temporaneamente i funzionari dal pubblico impiego sono: un vicebrigadiere dei carabinieri di una stazione in uno dei comuni coinvolti (nei confronti del quale è stata già avviata la procedura per la sospensione dal servizio), un’agente di polizia penitenziaria e un vigile urbano del Comune di Sogliano Cavour.

Luciano Biagio Magnolo, uno degli indagati ristretti ai domiciliari, è l’ex assessore comunale ai Servizi sociali di Sogliano Cavour: l’esponente si è dimesso nel mese di giugno ed è stato accusato di aver svolto un ruolo all’interno dell’organizzazione. Secondo la ricostruzione investigativa, infatti, avrebbe canalizzato le risorse pubbliche destinate alle emergenze sociali verso gli affiliati del clan. Avrebbe agevolato la assunzioni di parenti di questi ultimi, dirottando le risorse economiche anche per il mantenimento dei famigliari detenuti. E non è tutto. All’ex esponente politico si contesta anche di essere presumibilmente intervenuto per affievolire le misure cautelari di individui vicini al clan. Ma non è l’unico funzionario pubblico ad essere finito nei guai. Il vigile urbano provvisoriamente sospeso dal servizio, per esempio, è stato ritenuto responsabile di altri reati.

Il video dell'operazione

A lui si contesta di aver fornito informazioni al clan, favorendo di fatto le attività estorsive degli affiliati. Uno dei business degli affiliati, infatti, era costituito dal cosiddetto “cavallo di ritorno”: le auto venivano rubate e poi nascoste in un magazzino di un ignaro cittadino, fino al pagamento della somma richiesta alla vittima. In caso di non pagamento, la vettura veniva fatta a pezzi e i pezzi venduti, assicurando comunque un’entrata al clan. Identica misura interdittiva, inoltre, anche nei confronti di una poliziotta della penitenziaria, in servizio nel carcere di Lecce. La donna, infatti, sarebbe legata sentimentalmente a un ex detenuto conosciuto nell’istituto penitenziario di Genova e ora tra coinvolto nell’indagine. Per lei l’accusa è di furto di gasolio (si sarebbe assentata dal lavoro per aiutare il proprio compagno nelle attività illecite) e anche false attestazioni, per finti certificati di malattia. Infine, la sconcertante "collaborazione" al clan di un sottufficiale dei carabinieri di una stzione dell'hinterland galatinese, accusato di aver agevolato gli affiliati del clan Coluccia, presentando loro i nuovi colleghi e fornendo informazioni riservate.

I sequestri

Alla maxi operazione hanno anche preso parte i militari del Reparto operativo e del Nucleo investigativo leccese, quelli del comando provinciale di Milano, di Varese e della compagnia di Tolmezzo, in provincia di Udine. La collaborazione fondamentale è stata fornita anche dai carabinieri del Nucleo elicotteri di Bari Palese e di due unità cinofile di Modugno. Il totale della droga sequestrata durante l’operazione è di un chilogrammo e 300 grammi di marijuana, 220 grammi  di cocaina, 150 di eroina e 200 di hashish. A finire nelle mani degli inquirenti, inoltre, diverse armi.

Due di queste, peraltro col colpo in canna e munite di silenziatore, sono state sequestrate dai carabinieri su uno degli indagati al momento dell’arresto. Una delle pistole è stata persino puntata contro i militari, nel tentativo di scappare. Ma non è tutto. Sono stati trovati anche tre fucili, utilizzati in precedenti rapine e una pistola, il tutto con matricola abrasa. Le armi erano state affidate a un tabaccaio, che si era prestato come “custode” per conto del clan. A dimostrazione di come il gruppo fosse esperto nel maneggiare armi, il potenziamento dei proiettili, modificati per essere più efficaci e arrecare maggiori danne a cose e persone.

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