Operazione Diarchia, Montedoro: "Affari da oltre mezzo milione l’anno"

Collegato in videoconferenza dalla località protetta in cui si trova, il "pentito" ha risposto alle domande del giudice e della difesa

LECCE – E’ stato ancora il giorno di Tommaso Montedoro nel giudizio abbreviato legato all’inchiesta della Dda di Lecce denominata Diarchia. Collegato in videoconferenza dalla località protetta in cui si trova, il 41enne, neo collaboratore di giustizia, ha raccontato gli affari illeciti e i fatti di sangue della zona di Casarano, su cui aveva controllo pressoché assoluto. Montedoro ha risposto alle domande del giudice Cinzia Vergine, spiegando che il volume d’affari della sua “holding criminale” si aggirava intorno ai 300mila euro ogni sei mesi.

Nella scorsa udienza il “pentito” ha poi spiegato i suoi affari illeciti, un’attività da sempre incentrata sul traffico di sostanze stupefacenti, senza mai ricorrere alle estorsioni. Una sorta di gestione monopolistica, in cui non si è mai opposto al fatto che altri la vendessero su Casarano, imponendo ai suoi fornitori di vendere solo a lui la droga e agli spacciatori di cedere solo la sua.

Oggi per Montedoro è stato il giorno del controesame, rispondendo alle domande della difesa di alcuni imputati. In particolare degli avvocati Carlo Martina, Attilio De Marco, Luigi Covella e Mario Coppola, che hanno chiesto precisazioni, dettagli e riscontri alle dichiarazioni del collaboratore in merito alla posizione dei loro assistiti. Nella prossima udienza, fissata per 6 dicembre, è prevista la requisitoria del procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi.

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