Operazione "Eclissi", assoluzioni e sconti di pena nel processo d'appello

Oggi, a distanza di due anni, è arrivata il verdetto di secondo grado. L'accusa aveva chiesto la conferma delle condanne

LECCE – Sono circa una trentina gli sconti di pena e due le assoluzioni nel processo d’appello relativo all’operazione “Eclissi”, per gli imputati che in primo grado avevano scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. Furono oltre cinque secoli le condanne emesse in abbreviato dal gup Giovanni Gallo nel luglio del 2016. Il procuratore generale aveva chiesto la conferma della sentenza.

Tra gli imputati spicca il nome di Gioele Greco, che con le sue dichiarazioni rese da collaboratore di giustizia ha svelato dettagli utili agli inquirenti per tracciare scenari scottanti e ancora inediti nella nuova Scu, dai traffici di droga a molto altro. Erano stati trentacinque gli arresti ordinati all’alba del 18 novembre 2014, in un’indagine della squadra mobile. Per lui una pena complessiva a 6 anni e quattro mesi.

Le nuove pene, tra sconti e conferme, sono le seguenti: 12 anni per Alessandro Ancora, detto “Sandro”, 36 anni di Lecce; 7 anni e nove mesi per Adriano Barbetta, 25, di Cavallino; 5 per Thomas Barbetta, 24, di Squinzano; 2 anni e otto mesi per Pietro Bevilacqua, 57, di Melissano; 5 anni e quattro mesi per Carmen Blago, 41, di Lecce; 7 anni e nove mesi per Pierpaolo Borgia, 28, di Poggiardo; 3 anni per Angelo Braì, 42, di Merine, frazione di Lizzanello; 20 anni per Pasquale Briganti, detto “Maurizio”, 46, di Lecce; 3 anni e quattro mesi per Egidio Buttazzo, 40, di Cavallino; 20 per Giuliano Calò, 36, di Lecce; 6 per Massimiliano Calò, detto “Pippi”, 40, di Lecce; 8 anni e otto mesi per Cristian Calosso, detto “Gufo”, 29, di Lecce; 13 per Gianluca Capilungo, 24, di San Cesario; 3 per Cristian Carluccio, 28, di Frigole, marina di Lecce; 12 per Loris Pasquale Casarano, detto “Obodo”, 41, di Taviano; 4 anni e otto mesi per Mirko Castelluzzo, 37, di Lecce; 2 anni per Emanuele Chiriatti, 33, di Lecce; 7 per Vincenzo Antonio Cianci, 30, di Sogliano Cavour.

Ancora: 7 anni per Maurizio Contaldo, 54, di Lecce; 5 anni e quattro mesi per Mattia D’Ambrosio, 21, di Alliste; 20 per Daniele De Matteis, detto “panna e fragola”, 31, di Lecce; 6 anni e otto mesi per Remo De Matteis, 66, di Lizzanello; 2 anni e otto mesi per Roberto Mirko De Matteis, 39, di Lecce; 2 anni e sei mesi per Federico Ferri; 3 anni e due mesi per Simone Filograna, 37, di Lecce; 10 per Ivan Firenze, detto “Cavallo”, 44, di Lecce; 2 anni per Andrea Giannelli, 25, di Lecce; 6 (con la continuazione) per Paolo Golia, 32, di Torchiarolo; 8 per Gioele Greco, 28, di Lecce; 14 per Paolo Guadadiello, 28, di Torchiarolo; 5 per Flaviano Lettere, 57, di Frigole; 12 per Antonio Leuzzi, detto “Totti”, 24, di Lecce; 4 per Francesco Luggeri, 36, di Trepuzzi; 4 anni e otto mesi per per Mohammed Khoundafi, 43, di origini marocchine ma residente a Lecce;.

E infine: 2 anni e dieci mesi per Marco Macchia, 24, di Lizzanello; 12 anni e otto mesi per Omar Marchello, 37, di Lizzanello; 2 anni e quattro mesi per Fabio Marzano, 46, di Lecce; 3 per Pantaleo Antonio Mazzeo, 27 anni, di Caprarica di Lecce; 10 per Carmine Mazzotta, detto “Lu Ruessu”, 42, di Lecce; 2 anni e due mesi per Cosimo Miggiano, 42 anni, di Muro Leccese; 8 anni per Luca Mita, 29 anni, di Lecce; 12 per Angelo Monaco, 39 anni, di Lecce; 13 anni per  William Monaco, 26 anni, di Lecce; 8 per Antonio Montinari, detto “lu tignusu”, 44, di Lecce; 7 anni e un mese per Nicola Montinaro, 49, di Lecce; 3 anni e quattro mesi per Luca Pacentrilli, 26 anni, di  Lecce; 5 per Antonio Pepe, 54, di Lecce; 20 per Cristian Pepe, 41, di Lecce; 14 per Marco Pepe, 30, di Surbo; 8 per Antonio Perrone, 32, di Lecce; 5 anni e nove mesi per Manuel Prinari, 29 anni, di Lecce; 5 anni e quattro mesi per Diego Rizzo, 31, domiciliato a Salgareda, provincia di Treviso; 10 per Pier Luigi Rollo, detto “Rollino”, 26, di Lecce; 11 anni e quattro mesi per Francesco Rotondo, detto “Checco”, 31, di Lecce; 4 anni e cinque mesi per Ivan Spedicati, 25, di Surbo; 7 anni e quattro mesi per Carlo Squittino, detto “Giancarlo”, 45, di Castro; 8 per Emanuele Tafuro, detto “puricenu”, 25, di Squinzano; 9 anni e quattro mesi per Salvatore Tarantino, 36, di Lecce; 6 anni e otto mesi per Oronzo Toffoletti, detto “quattrocchi”, 50, di Lecce; un anno e otto mesi per Ciro Vacca, 60 anni, di Cavallino; 5 anni e nove mesi per Juri Zecca, 23, di Lecce.

Assoluzione con formula piena per Simone Zimari, 28enne di Lecce, assistito dagli avvocati Raffaele Benfatto e Roberto Rella, condannato in primo grado a 4 anni e otto mesi. Per un altro assistito dagli stesssi avvocati, Giuseppe Taurino, detto “Carota”, 28enne di Lecce, assoluzione dall’aggravante del metodo mafioso e dall’accusa di rapina. Per lui la condanna ridotta da 9 anni e quattro mesi a 6 anni e dieci mesi. Assoluzione piena per anche Mauro Cucurachi, 42enne di Lizzanello. Sconti di pena anche per gli assistiti degli avvocati Rita Ciccarese e Benedetto Scippa.

Nel collegio difensivo gli avvocati  Ladislao Massari, Antonio Degli Atti, Silvio Verri, Massimiliano Petrachi, Benedetto Scippa, Raffaele Benfatto, Giancarlo Dei Lazzaretti, Mario Coppola, Alessandro Costantini Dal Sant, Alexia Pinto, Riccardo Giannuzzi, Elvia Belmonte, Antonio Savoia, Pantaleo Cannoletta, Mariangela Calò, Cosimo Rampino, Stefano Prontera, Massimo Manfreda, Gabriella Mastrolia, Donata Perrone, Gabriele e Giovanni Valentini, Dario Congedo, Walter Gravante, Davide Pastore, Stefania Sergi, Donato Sabetta, David Alemanno, Giuseppe De Luca, Ivan Feola, Mario Stefanizzi, Fulvio Pedone.

L’inchiesta è stata ribattezzata “Eclissi” anche per tracciare la nascita di nuove dinamiche dopo la decadenza di clan storici del capoluogo e dintorni, come i “Vernel” e quello dei fratelli Nisi, con l’ascesa di Pasquale Briganti.  Da questo punto di vista, è stata la prosecuzione di un’indagine precedente, “Cinemastore”. In quel periodo erano emersi i ruoli fondamentali di Pasquale Briganti e Roberto Nisi (secondaria la figura del fratello Giuseppe Nisi, seppur sempre inserito nella linea di comando).

Tutto questo, in linea con il passato della Scu. Briganti aveva ricevuto l’investitura di “completo” direttamente dallo storico boss della potente mala monteronese, Mario Tornese, e in alleanza con Roberto Nisi, era in contrasto con un altro gruppo, quello comandato da Andrea Leo, detto “Vernel”, della frangia vernolese. I “Vernel”, dal canto loro, si erano avviati verso il tramonto con l’arresto del capo e la nascita di un rapporto di collaborazione con la giustizia di un altro elemento di spicco, spesso tornato nelle cronache: Alessandro Verardi. Da qui, l’estensione degli affari del clan Nisi nei territori un tempo “occupati” dai rivali. Dopo l’arresto del boss Nisi, erano iniziati anche gli attriti fra i cosiddetti luogotenenti, fra cui da un lato Davide Vadacca (bloccato in uno dei blitz intermedi) e dell’altro Gioele Greco, nati a causa del traffico di cocaina.

Gioele Greco, in particolare, sarebbe stato protagonista di un’ascesa veemente. Le sue ambizioni sarebbero state documentate da incontri che tenuti a Lecce con trafficanti di stupefacenti, in passato vicini ai “Vernel”. Nel frattempo era ormai decaduta la stella di Roberto Nisi, pestato pure in carcere, con Briganti ormai dominus incontrastato verso il quale avrebbe ambito l’avvicinamento anche Greco. Nel novero delle indagini, anche attentati a scopo estorsivo, una lunga serie di episodi ai danni di commercianti.

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