Operazione "Eclissi", chiuso il dibattimento. A giugno la sentenza d'appello

Nella prossima udienza, dopo eventuali repliche, i giudici andaranno in camera di consiglio. L'accusa ha chiesto la conferma delle condanne

LECCE – Si è praticamente chiuso con le ultime arringhe difensive (nella prossima udienza discuterà il solo avvocato Raffele Benfatto) il processo d’appello relativo all’operazione “Eclissi”, per gli imputati che in primo grado avevano scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. La sentenza è attesa per il prossimo 8 giugno, data in cui, dopo le eventuali repliche, i giudici si chiuderanno in camera di consiglio per emettere la sentenza. Furono oltre cinque secoli le condanne emesse in abbreviato dal gup Giovanni Gallo nel luglio del 2016. Il procuratore generale ha chiesto la conferma della sentenza.

Tra gli imputati spicca il nome di Gioele Greco, che con le sue dichiarazioni rese da collaboratore di giustizia ha svelato dettagli utili agli inquirenti per tracciare scenari scottanti e ancora inediti nella nuova Scu, dai traffici di droga a molto altro. Erano stati trentacinque gli arresti ordinati all’alba del 18 novembre 2014, in un’indagine della squadra mobile.

Nel collegio difensivo gli avvocati  Ladislao Massari, Antonio Degli Atti, Silvio Verri, Massimiliano Petrachi, Benedetto Scippa, Raffaele Benfatto, Giancarlo Dei Lazzaretti, Mario Coppola, Alessandro Costantini Dal Sant, Alexia Pinto, Riccardo Giannuzzi, Elvia Belmonte, Antonio Savoia, Pantaleo Cannoletta, Mariangela Calò, Cosimo Rampino, Stefano Prontera, Massimo Manfreda, Gabriella Mastrolia, Donata Perrone, Gabriele e Giovanni Valentini, Dario Congedo, Walter Gravante, Davide Pastore, Stefania Sergi, Donato Sabetta, David Alemanno, Giuseppe De Luca, Ivan Feola, Mario Stefanizzi.

L’inchiesta è stata ribattezzata “Eclissi” anche per tracciare la nascita di nuove dinamiche dopo la decadenza di clan storici del capoluogo e dintorni, come i “Vernel” e quello dei fratelli Nisi, con l’ascesa di Pasquale Briganti.  Da questo punto di vista, è stata la prosecuzione di un’indagine precedente, “Cinemastore”. In quel periodo erano emersi i ruoli fondamentali di Pasquale Briganti e Roberto Nisi (secondaria la figura del fratello Giuseppe Nisi, seppur sempre inserito nella linea di comando).

Tutto questo, in linea con il passato della Scu. Briganti aveva ricevuto l’investitura di “completo” direttamente dallo storico boss della potente mala monteronese, Mario Tornese, e in alleanza con Roberto Nisi, era in contrasto con un altro gruppo, quello comandato da Andrea Leo, detto “Vernel”, della frangia vernolese. I “Vernel”, dal canto loro, si erano avviati verso il tramonto con l’arresto del capo e la nascita di un rapporto di collaborazione con la giustizia di un altro elemento di spicco, spesso tornato nelle cronache: Alessandro Verardi. Da qui, l’estensione degli affari del clan Nisi nei territori un tempo “occupati” dai rivali. Dopo l’arresto del boss Nisi, erano iniziati anche gli attriti fra i cosiddetti luogotenenti, fra cui da un lato Davide Vadacca (bloccato in uno dei blitz intermedi) e dell’altro Gioele Greco, nati a causa del traffico di cocaina.

Gioele Greco, in particolare, sarebbe stato protagonista di un’ascesa veemente. Le sue ambizioni sarebbero state documentate da incontri che tenuti a Lecce con trafficanti di stupefacenti, in passato vicini ai “Vernel”. Nel frattempo era ormai decaduta la stella di Roberto Nisi, pestato pure in carcere, con Briganti ormai dominus incontrastato verso il quale avrebbe ambito l’avvicinamento anche Greco. Nel novero delle indagini, anche attentati a scopo estorsivo, una lunga serie di episodi ai danni di commercianti.

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