Operazione "Genesi", undici le condanne inflitte con il rito abbreviato

Nel corso del blitz avvenuto circa un anno fa, gli uomini del Gico smantellarono un traffico internazionale di stupefacenti

LECCE – Sono undici le condanne inflitte dal gup Simona Panzera nel giudizio abbreviato legato all’operazione Genesi, che circa un anno fa ha smantellato un traffico internazionale di stupefacenti. L’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore della Dda Guglielmo Cataldi. Un anno e sei mesi per Antonio Pasquale Brigante, 32 anni di Borgagne; 6 anni per Bastri Caushaj, 54enne albanese residente a Merine; due anni  per Filippo Costanzo, 60enne di Corsano; 10 anni per Pasquale Giannone, 33enne originario di Borgagne; 3 anni per Leonidha Lapaj, 37enne originario di Valona; 4 anni per Gregorio Leo, 52enne di Vernole; 7 anni e otto mesi per Antonio Leo, 38enne fratello di Andrea (ritenuto dagli inquirenti a capo del clan Vernel); un anno per Alessio Mero, 24 anni di Vernole; 4 anni per Dorjan Pashaj, 32enne di Durazzo; due anni per Shkelzen Pronjaj, 31enne di Valona; e 7 anni per Albino Volpe, 57enne originario di Martina Franca ma residente a Borgagne.

Antonio Leo è imputato per una tentata estorsione nei confronti di Giannone: grazie ad alcune intercettazioni ambientali, la guardia di finanza ha incastrato il 37enne. Quest’ultimo, infatti, avrebbe minacciato Giannone con un fucile a canne mozze, per impedirgli l’attività di spaccio sul “suo” territorio. Nel corso dell’indagine i militari hanno evidenziato la vicinanza di alcuni degli arrestati al clan mafioso “Vernel”, operante nell’area compresa tra Vernole e Melendugno, e costola della Sacra corona unita. Quelle tensioni tra l’attuale reggente del clan, Antonio Leo, e Giannone, non sono sfuggite agli occhi degli inquirenti. Al centro di quei dissapori, la suddivisione del “bacino di utenza” degli acquirenti di droga. “Erba”, ma non solo. Gli investigatori hanno anche recuperato anche modesti quantitativi di cocaina durante l’indagine.

Tre agenti sotto copertura del Gico, il Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata, hanno finto di essere acquirenti, dopo aver teso la trappola al gruppo, sono scattati gli arresti. I tre finanzieri si sono mostrati disponibili all’acquisto di un’ingente partita di marijuana. E loro, i trafficanti, hanno abboccato. Per diverse settimane sono stati pedinati, monitorati a distanza e continuamente intercettati. Al momento del blitz, i finanzieri coordinati dal colonnello Nicola De Santis hanno anche rinvenuto ulteriori 65,700 grammi di marijuana e, dalle successive perquisizioni, anche altri 123,15 della stessa sostanza. Le accuse a vario titolo sono di traffico di stupefacenti, detenzione e porto di armi da fuoco ed estorsione. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Massimo Bellini, Cristiano Solinas, Tommaso Stefanizzo, Pantaleo Cannoletta, Giuseppe De Luca, Pietro Ripa ed Elvia Belmonte.

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