Operazione "Labirinto", i due presunti capi in silenzio dinanzi al giudice

E' stato sentito per rogatoria, nel carcere di Salerno dove si trova recluso, Saulle Politi. Scena muta anche per Vincenzo Rizzo

LECCE – Saulle Politi, 46enne di Monteroni, è rimasto in silenzio dinanzi al giudice, così come Vincenzo Rizzo, 54enne di San Cesario di Lecce, l’altro presunto leader del secondo gruppo criminale sgominato all’alba di lunedì dai carabinieri del Ros di Lecce nel blitz denominato “Labirinto”. I due presunti esponenti della Sacra corona unita, ritenuti dagli inquirenti vicini al clan “Tornese” di Monteroni, sono comparsi dinanzi al giudice per l’interrogatorio di garanzia. Rizzo dinanzi al gip Antonia Martalò nel carcere di Borgo San Nicola, dov’è detenuto, e Politi, assistito dagli avvocati Laura Minosi e Roberto Ruggero, per rogatoria nella casa circondariale di Salerno.

Hanno scelto la via del silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere, anche Rodolfo Franco, 60enne di San Cesario (ritenuto un luogotenente di Rizzo); Fabio Rizzo, 48enne di San Donato (affiliato attivo nelle estorsioni e nelle intimidazioni, oltre che nel traffico di sostanze stupefacenti); Massimo Cosi, 46enne di San Cesario (attivo nelle estorsioni e nelle intimidazioni, oltre che nel traffico di sostanze stupefacenti); Vincenzo Costa, 55enne di Matino; Tommaso Danese, 42enne di Monteroni (affiliato attivo nelle estorsioni e nelle intimidazioni, oltre che nel traffico di sostanze stupefacenti). A tutti, (tranne che a Costa) è contestata l’associazione mafiosa.

Continuano, intanto, le ricerche di Gabriele Tarantino, 39enne di Monteroni, l’ex finanziere, ritenuto dai magistrati il luogotenente di Politi, attivo soprattutto nel traffico delle sostanze stupefacenti, è l’unico indagato sfuggito all’arresto nell’operazione dei carabinieri.

Gli indagati rispondono, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, estorsione e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso.

Alla guida dei sodalizi due volti noti della criminalità organizzata, già condannati per associazione mafiosa. Il primo gruppo capeggiato da Vincenzo Rizzo, 54enne di San Cesario, luogotenente dei Tornese, arrestato nel 1994 e tornato in libertà dopo una lunga detenzione, operante nell’area di San Cesario, San Donato e Lequile, con influenza anche nel comune di Gallipoli. Il secondo gruppo capeggiato da Saulle Politi, 46enne di Monteroni, attivo nei comuni leccesi di Monteroni, Arnesano, San Pietro in Lama, Carmiano, Leverano, Porto Cesareo.

Nel collegio difensivo gli avvocati Massimo Bellini, Luigi e Roberto Rella, Francesco Calabro, Alexia Pinto, Alessandro Costantini Dal Sant, Pantaleo Cannoletta, Giuseppe Presicce, Donata Perrone, Elvia Belmonte e Ladislao Massari.

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